Anche Wall Street spinge la Fed verso un nuovo Qe

Federal Reserve
di Redazione 23 Settembre 2019 - 14:54

Mentre i dati macroeconomici e quelli aziendali dell’S&P 500 non sono particolarmente buoni, l’impennata dei tassi a breve Usa è motivo di grande preoccupazione per gli investitori

La settimana scorsa l’aumento dei costi del prestito overnight – indicatore dei tassi del mercato monetario a brevissimo termine – ha messo a nudo le crepe di un meccanismo di finanziamento chiave di Wall Street, ed ha richiesto l’intervento urgente della Federal Reserve di New York che ha risposto iniettando centinaia di miliardi di dollari nel sistema finanziario per ripristinare la calma. Una situazione che ha fatto rivivere a diversi investitori i brividi della crisi finanziaria del 2008. “Ammetto di aver provato paura all’inizio” ha dichiarato Hugh Nickola, responsabile del reddito fisso presso Gentrust, ed ex responsabile del trading proprietario sui mercati obbligazionari globali presso JP Morgan, che ha poi aggiunto: “Non c’è davvero niente di più importante del funzionamento e della trasparenza dei mercati finanziari”.

INTERVENTI DELLA FED PER QUASI 300 MILIARDI DI DOLLARI

I riflettori che all’improvviso si sono accesi sul mercato dei ‘pronti contro termine’ hanno persino oscurato la tanto attesa decisione della Fed sulla politica monetaria di mercoledì, in cui la banca centrale americana ha ridotto i tassi dei fondi federali di un quarto di punto percentuale all’1,75% -2% . Le preoccupazioni di Nickola – e di molti altri operatori di Borsa – sono diminuite solo dopo che la Fed è intervenuta con una serie di operazioni di finanziamento a breve termine che sono iniziate martedì e che hanno totalizzato interventi complessi per quasi 300 miliardi nella settimana. Venerdì, la banca centrale ha rafforzato la sua presa sui tassi prima della fine del trimestre, cioè il periodo nel quale la liquidità può diventare scarsa, estendendo le sue strutture di prestito giornaliere fino almeno al 10 ottobre

IL SENTIMENT DEI CONSUMATORI USA

Questo improvviso picco dei tassi a breve termine ha peraltro sollevato preoccupazioni sulle potenziali implicazioni che potrebbe avere sulla fiducia dei consumatori, in un momento in cui i mercati finanziari sono spesso visti come un barometro della vitalità dell’economia. Bruce Richards, CEO di Marathon Asset Management, ha affermato che il più grande rischio per l’economia degli Stati Uniti in questa fase consiste proprio in un indebolimento del sentiment dei consumatori. L’esperto ha affermato che, mentre la situazione economica delle famiglie statunitensi resta soddisfacente, si trasformerebbe immediatamente in ‘molto preoccupante’ qualora la fiducia dei consumatori iniziasse a svanire, dal momento che i due terzi dell’economia degli Stati Uniti sono guidati dai consumatori. Richards ha infatti precisato che, in questo momento, è la fiducia delle imprese che si sta indebolendo.

Niente panico: tassi bond Usa bassi, ma non negativi

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RISCHI DI CONTAMINAZIONE DELL’ECONOMIA REALE

Ad essere preoccupato è anche Guy LeBas, capo strategist del reddito fisso di Janney Montgomery Scott, a causa dei continui problemi di liquidità di Wall Street che potrebbero contaminare l’economia reale. Secondo il professionista sono tre i fattori che rendono ancora fragile il mercato monetario a breve termine: le ingenti emissioni del Tesoro Usa per finanziare l’allargamento del deficit fiscale, una curva dei rendimenti da piatta a inversa e un ambiente regolamentare che limita la capacità delle banche di assorbire il debito pubblico costringendo gli istituti di credito Usa a tenere parcheggiati centinaia di miliardi di dollari presso la Fed pronti ad essere usati soltanto per scongiurare una nuova ‘Lehamn Brothers’.

EVITARE L’EFFETTO DI AMPLIFICARE LE RECESSIONI ECONOMICHE

“Non voglio certo dire alla Fed cosa fare”, ha detto LeBas, aggiungendo che quando le banche esauriscono le risorse disponibili in bilancio possono essere costrette sia a liquidare attività – come il debito delle società – oppure a restringere i cordoni dei prestiti alle imprese e ai privati. Questo è esattamente ciò che la Fed vuole evitare perché una ridimensionamento dei prestiti può avere l’effetto di amplificare le recessioni economiche. “Se la Fed non agisce con riduzioni dei tassi o QE, questo è il modo più ovvio in cui questo problema influisce sull’economia reale” ha puntualizzato l’esperto.

SENSIBILITÀ ALLE GUERRE COMMERCIALI E ALLA FED

Le decisioni della Fed arrivano in un momento particolarmente delicato per i mercati statunitensi e globali e hanno sollevato seri interrogativi sul fatto che l’impennata dei tassi a breve termine possa rappresentare un segnale di qualcosa di più inquietante per i mercati finanziari. I quali non mostrano uno stato di salute particolarmente salubre. Le società dell’indice S&P 500 sono in una recessione degli utili – ovvero due trimestri consecutivi contraddistinti da una contrazione dei profitti rispetto allo stesso periodo del 2018. Uno scenario che, nel suo insieme, rende gli investitori particolarmente sensibili alle notizie sulle controversie commerciali tra Washington e Pechino, e alle titubanze dei membri della Fed, l’istituzione considerata come uno degli ultimi baluardi quando i mercati vanno in tilt.

IN ARRIVO QUESTA SETTIMANA DATI IMPORTANTI

Questa settimana i sondaggi potrebbero rivelare fino a che punto i consumatori sono stati colpiti dalla volatilità del mercato e dal rallentamento della crescita economica. I dati sulla fiducia dei consumatori statunitensi a settembre è prevista per domani mentre venerdi dovrebbe essere resi noti quelli sul sentiment degli investitori.

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