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Debito societario Usa, c'è davvero il rischio di bolla?

I tassi di interesse Usa ai minimi storici incentivano anche le grandi corporation a emissioni obbligazionarie miliardarie, come nel caso di Disney, Coca Cola, United Airlines e soprattutto Apple

di Redazione 19 Settembre 2019 10:08

Pur continuando a crescere e ad aver raggiunto importi complessivi significativamente elevati, il debito societario statunitense avrebbe poche possibilità di scatenare l'instabilità nel sistema finanziario. Lo sostiene un nuovo rapporto di IHS Markit, un provider inglese di informazioni globali, secondo il quale a scongiurare questa ipotesi nefasta concorrono diversi fattori: dalla solida redditività aziendale alla disoccupazione ai minimi del dopoguerra, fino soprattutto ai bassi tassi di interesse.

QUADRO MACRO INCORAGGIANTE


"Incrociando il rallentamento dell'economia domestica e le valutazioni piuttosto tirate delle attività finanziarie, molti esperti ipotizzano che il prossimo probabile incidente di percorso possa essere provocato dal debito delle società statunitensi con pesanti ripercussioni sui mercati dei prestiti con leva finanziaria", ha scritto Michael Ryan, direttore associato di IHS Markit, in un report pubblicato mercoledì 4 settembre. "Tuttavia", ha aggiunto l’esperto, “un'analisi finanziaria dal lato dell'offerta rivela che il quadro macro-finanziario appare adeguatamente incoraggiante, con liquidità, spese per interessi e copertura del debito a livelli ragionevoli e sostenibili".

LEVA FINANZIARIA SOTTO CONTROLLO


D’altra parte è sufficiente verificare il livello di leva finanziaria negli Stati Uniti nei diversi settori negli ultimi cinque anni per notare come si sia mosso in misura piuttosto contenuta, in particolare nei settori dei media, in quello dell'intrattenimento e in quello dei materiali di base. Gli esperti di IHS Markit hanno scoperto "sacche di rischio" nella produzione automobilistica, nei servizi al consumo e nella vendita al dettaglio che "evidenziano un maggiore potenziale di ristrutturazione e un più ampio ricorso alla leva finanziaria". Ma nell’insieme, alla luce di un'economia americana in continua espansione e un ampio flusso di credito, le imprese indebitate dovrebbero avere poche difficoltà a rifinanziare i propri debiti, in particolare se la Federal Reserve avvierà un lungo percorso di riduzioni dei tassi.

Usa, qualche preoccupazione per il boom dei bond ipotecari non statali


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POCHE PRESSIONI INFLAZIONISTICHE


"Il sistema rimane sicuro, rafforzato da un'alta propensione alla crescita aziendale, da condizioni di lavoro favorevoli, da bassi tassi di interesse (peraltro attesi in ulteriore calo) e da poche pressioni inflazionistiche", ha scritto Ryan. Il presidente della Fed di New York John Williams ha dichiarato nei primi giorni di settembre in una conferenza Euromoney che mantenere l'espansione economica sul binario della crescita costituisce una priorità, sebbene non fosse in grado di rivelare cosa deciderà di fare il Fomc, (Federal Open Market Committee), l’organismo della Federal Reserve che decide sui tassi di interesse degli Stati Uniti, alla prossima riunione politica alla fine di questo mese.

IERI LA FED HA TAGLIATO I TASSI E POTREBBE RIPETERSI ENTRO FINE ANNO


Ora sappiamo che la banca centrale statunitense ieri ha deciso di tagliare i tassi di interesse di 25 punti base all’1,75-2%, confermando che la situazione economica resta sotto stretta osservazione tanto che il Presidente Powell non ha escluso altri tagli sebbene soltanto se sarà necessario. Ci sono gli spazi per una ulteriore sforbiciata entro fine anno, tuttavia otto governatori ipotizzano per il 2020 tassi solo leggermente più in basso rispetto a quelli odierni, e cioè a 1,50-1,75%.

CORPORATION USA NE APPROFITTANO COLLOCANDO NUOVI BOND


Resta il fatto che i discorsi accomodanti degli alti funzionari della Fed hanno contribuito a far scendere i tassi dei titoli americani: quello del Treasury a due anni ha toccato a inizio settembre l’1,2%, il suo punto più basso da settembre 2017, per poi rimbalzare fino all’1,76% di ieri. Approfittando di questo trend, alcune big corporation Usa hanno collocato sul mercato delle nuove emissioni obbligazionarie per approfittare dei tassi ultra bassi. Tra queste figurano per esempio Disney, Coca Cola, United Airlines e Apple: quest’ultima è tornata sul mercato obbligazionario a inizio mese con un bond da 7 miliardi di dollari con un tasso di interesse inferiore al 3% per una durata di trent’anni.

INGENTE AFFLUSSO DI LIQUIDITA’ SU ETF E FONDI OBBLIGAZIONARI


Nel frattempo, prosegue l’afflusso di capitali verso gli Etf, i fondi comuni e i comparti di Sicav focalizzati sui bond aziendali di qualità. In base alle statistiche rese note da Thomson Reuters Lipper , negli ultimi tre mesi la raccolta netta a favore di questi prodotti si è attestata a 32 miliardi di dollari mentre, nello stesso periodo, i disinvestimenti dai fondi azionari sono ammontati a circa 77 miliardi di dollari.
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