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Brasile, Russia, India e Cina: i dazi colpiscono duro

Seppur con intensità diversa, la guerra dei dazi sta rallentando le economie dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina): l’outlook per l’ultimo trimestre e le azioni di contrasto

di Antonio Cardarelli 17 Settembre 2019 07:00
financialounge -  brasile BRIC cina Craig Botham dazi india Morning News Russia Schroders
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Accomunati storicamente da crescita sostenuta, popolazione numerosa, territori vasti e risorse naturali strategiche i Bric (acronimo di Brasile, Russia, India e Cina) stanno pagando le conseguenze della guerra dei dazi. Uno scotto facilmente preventivabile per la Cina, vista la sfida a colpi di tariffe tra Xi Jinping e Donald Trump, ma che ancora una volta accomuna le economie emergenti definite Bric. Anche se con intensità e prospettive diverse.

MAL COMUNE…


Ad analizzare a fondo l’impatto della guerra dei dazi sulle singole economie è Craig Botham, senior Emerging Markets Economist di Schroders, che spiega come la trade war abbia portato la casa d’investimento a ridurre le aspettative di crescita di Brasile, Russia, India e Cina per questo trimestre. Inoltre, spiega lo stesso Botham, “prevediamo un’inflazione più elevata” a causa di un dollaro più forte e dei prezzi più elevati di petrolio e beni alimentari. Ma nonostante un’inflazione più elevata, secondo Schroders le banche centrali dei vari paesi preferiranno procedere con un taglio dei tassi di interesse per sostenere l’attività economica.

CINA IN ATTESA DEI TAGLI


L’analisi di Botham parte proprio dalla Cina, che già nel secondo trimestre ha deluso le aspettative di crescita. “Con l’ulteriore vento contrario rappresentato dai dazi in vigore da questo mese – spiega l’esperto di Schroders – e vista l’assenza di stimoli da parte delle autorità la nostra decisione di abbassare le stime per la crescita cinese nel 2019 è stata inevitabile”. Un’escalation, quella della guerra commerciale, che ha spinto in basso anche il renminbi. Ma, specifica Botham, nonostante l’inflazione sopra il 3% nel quarto trimestre di quest’anno e all’inizio del prossimo potrebbero arrivare tagli ai tassi d’interesse da parte della People’s Bank of China.

MODI PROVA A SPINGERE L’INDIA


Verso un taglio dei tassi di interesse anche la banca centrale dell’India. Pur essendo un’economia più chiusa rispetto agli altri Paesi del Bric, i dati del gigante asiatico continuano a deludere le attese. Botham nota come il primo budget del rieletto Modi sia stato utilizzato per supportare la crescita, ma l’esperto di Schroders nota due punti critici in questo outlook che prevede un taglio dei tassi: la recente debolezza della rupia e le incerte prospettive per i monsoni.

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BRASILE, BUONE NOTIZIE DALLA RIFORMA DELLE PENSIONI


Il taglio delle prospettive di crescita sul Brasile, invece, arriva principalmente dal rallentamento globale dovuto, a sua volta, allo scontro sui dazi. Inoltre, sottolinea Craig Botham, le turbolenze domestiche non aiutano il Paese, anche se non mancano alcune buone notizie. A partire, per esempio, dal successo della riforma delle pensioni che ha contribuito a creare un ambiente positivo per la ripresa economica. Schroders prevede ulteriori tagli dei tassi per un totale di 75 punti base entro la fine del 2020 dopo i recenti 50 punti. A differenza della maggior parte delle valute emergenti, il real dovrebbe essere più forte.

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RUSSIA, PESANO LE SANZIONI


Un secondo trimestre più debole del previsto e un contesto globale in rallentamento hanno portato Schroders a ridurre, seppur lievemente, le previsioni per la crescita russa. Botham sottolinea lo sforzo del governo per “ridurre la sensibilità delle variabili macroeconomiche al prezzo del petrolio, compresa la valuta” e vede positivamente i progetti infrastrutturali che dovrebbero supportare la crescita nella seconda metà del 2020. “Ma sul lato geopolitico – spiega l’esperto di Schroders – vediamo tuttavia un rischio. Gli Usa hanno imposto un secondo round di sanzioni alla Russia, impendendo alle banche Usa di partecipare all’emissione del debito sovrano russo, aumentando le pressioni sul rublo. Dovremmo quindi assistere a un approccio più cauto da parte della Banca Centrale”.

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