L’economia aspetta gli energy drink delle banche centrali

banche centrali
di Redazione 6 Settembre 2019 - 12:26

Secondo Vontobel l’economia globale ripartirà solo nel corso del secondo semestre, la guerra dei dazi non va iper-drammatizzata perché Usa e Cina sono in grado di sopportare nuove tariffe

Le banche centrali globali, a cominciare da Bce e Fed, si preparano a somministrare nuove bevande energetiche – gli energy drink che bevono gli atleti per performare meglio – alle economie globali che stanno arrancando. L’atleta americano abituato a vincere sta mostrando qualche segno di affaticamento, l’ambizioso inseguitore cinese perde decisamente terreno, mentre anche il campione tedesco del vecchio continente perde colpi. Per questo le banche centrali si impegnano al massimo per restituire tonicità dopo l’inversione di rotta rispetto al 2018, quando erano stati invece annunciati aumenti dei tassi e tagli di liquidità, fino alla conversione da falco a colomba della Fed a cavallo dell’anno. La Fed prepara il secondo taglio dei tassi mentre la Banca Centrale Europea dovrebbe annunciare un ulteriore allentamento Ma gli sport drink offerti non riescono a spronare gli atleti ad aumentare il ritmo perché hanno bisogno di tempo per fare effetto, mentre in Europa e Cina la congiuntura si trascina molto lentamente.

L’EFFETTO LIQUIDITÀ RESTA POSITIVO ANCHE SE LIMITATO

La metafora sportiva di lettura dello stato delle economie globale è firmata da Frank Häusler, Chief Strategist di Vontobel Asset Management, che fa propria la domanda di molti osservatori, che si chiedono se le banche centrali stiano perdendo il controllo. La risposta dell’esperto di Vontobel è molteplice. Da un lato, le misure di sostegno sono accolte con favore, poiché un andamento economico incoraggiante presuppone tassi bassi e un livello sufficiente di liquidità. Ma, dall’altro, ulteriori iniezioni di liquidità perdono visibilmente efficacia, perché anche in ambito monetario vale il principio economico dell’utilità marginale che decresce nel tempo. A giudizio di Häusler, rimane però sempre ben al di sopra dello zero. L’esperto di Vontobel spiega che la politica monetaria delle banche centrali mondiali si è rivelata in effetti coerente e gli oneri finanziari delle imprese calano, ma avverte anche che l’effetto positivo arriverà in ritardo.

USA E CINA POTREBBERO SORPRENDERE CON STIMOLI GOVERNATIVI

Secondo l’analisi di Vontobel le economie nazionali dovrebbero poter raccogliere i frutti dei mutamenti generati dalla politica monetaria solo dalla seconda metà del 2019. Di solito infatti l’economia europea beneficia nove mesi più tardi delle misure di liquidità. E poi ci sono anche le politiche economiche dei governi, che dispongono di strumenti per poter animare il quadro congiunturale, come ad esempio incentivi fiscali o programmi d’investimento. Si nomina sempre la Germania, che potrebbe finanziare senza troppi sforzi l’urgente rinnovamento delle proprie infrastrutture ma ha il limite dei vincoli di bilancio. Anche l’Italia sta dichiaratamente pensando di adottare misure di sostegno ma è frenata dall’eccessivo indebitamento. Per questo l’esperto di Vontobel ritiene poco probabili interventi dei governi europei, ma ritiene che USA e Cina potrebbero sorprendere con programmi congiunturali di portata più ampia di quanto finora atteso.

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IMPATTO LIMITATO DEI DAZI SULLE ECONOMIE DELLE DUE SUPERPOTENZE

Häusler raccomanda di non “iper-drammatizzare” il conflitto commerciale tra USA e Cina, che a suo avviso possono sopportare i nuovi dazi, da cui si aspetta un effetto congiunturale negativo limitato a circa -0,1% per gli USA e -0,2% per la Cina. Contrariamente a quel che si pensa, l’economia cinese dipende in maniera relativa dagli Stati Uniti, afferma l’esperto di Vontobel, aggiungendo che solo circa il 5% della produzione industriale della Cina viene sfruttato dall’America mentre circa il 70% della capacità è destinata al mercato interno e il 25% ad altri Paesi. Per questo ritiene “esagerati” gli attuali timori di recessione. Ma uno scenario favorevole presuppone che le banche centrali non si limitino alle parole, ma passino ai fatti. Nei prossimi giorni sono attese alla prova dei fatti.