Guerra dei dazi, il pallino è in mano ai mercati

bond
di Chiara Merico 23 Maggio 2019 - 17:02

Secondo gli esperti di J.P. Morgan Asset Management, a determinare le future scelte dell’amministrazione Trump sulla controversia con la Cina sarà la reazione dei mercati

Negli ultimi giorni le notizie sulla controversia commerciale tra Usa e Cina hanno monopolizzato le prime pagine dei giornali, penalizzando gli attivi più rischiosi. Ma quali potrebbero essere le conseguenze sulla crescita e l’inflazione statunitense e le loro ripercussioni sulle valutazioni? Se lo è chiesto il global fixed income, currency and commodities group di J.P. Morgan Asset Management, nel Bond bulletin settimanale.

I CONSUMATORI PAGANO L’AUMENTO DEI DAZI

Sul fronte dei dazi, per gli esperti saranno i consumatori a subire le maggiori conseguenze della decisione degli Usa di alzare dal 10% al 25% le tariffe su 200 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina. Infatti, “le imprese statunitensi in concorrenza con le aziende cinesi sui prodotti colpiti dai dazi hanno alzato i prezzi in egual misura, facendo salire le pressioni inflazionistiche”. In ogni caso, viste le dimensioni dell’economia degli Stati Uniti, l’impatto diretto sulla crescita potrebbe essere relativamente limitato: “i 74 miliardi di dollari di nuovi dazi annunciati sinora corrispondono allo 0,35% soltanto del Pil statunitense”.

ANCORA POSSIBILE UN ACCORDO

Tuttavia, per il team di J.P. Morgan AM “le conseguenze indirette sulle condizioni finanziarie e la fiducia delle imprese potrebbero però essere notevoli. Restiamo del parere che le due superpotenze riusciranno a giungere a un accordo, anche se i tempi si sono allungati”. E le guerre commerciali, visto il miglioramento dei fattori critici emersi nel quarto trimestre, in particolare per quanto riguarda la politica monetaria, sembrano essere il fattore che principalmente influenza la propensione al rischio.

LE CONSEGUENZE SUI BOND

La retorica legata agli annunci sulla trade war influenza sempre più i mercati. Dopo aver toccato il picco del 2,6% il 17 aprile, i rendimenti dei Treasury decennali sono scesi, fino a raggiungere il 2,41%. Al contempo, da fine aprile gli spread dei titoli ad alto rendimento e investment grade si sono ampliati di 36 e 7 punti base rispettivamente. “Nel contesto del rialzo segnato nell’anno in corso questi movimenti non sono consistenti, ma se le pressioni al ribasso dovessero continuare potrebbero emergere opportunità d’acquisto interessanti”, notano gli esperti. (Tutti i dati sono aggiornati al 14 maggio).

Obbligazioni, opportunità di acquisto dal rialzo degli spread

Obbligazioni, opportunità di acquisto dal rialzo degli spread

AFFLUSSI IN CALO

Per quanto riguarda il reddito fisso, spiega il team di J.P. Morgan AM, “i fattori tecnici che negli ultimi tempi lo avevano favorito si sono in parte attenuati”. Gli afflussi nei fondi obbligazionari sono entrati in territorio negativo sia per i titoli high yield che per il debito dei mercati emergenti, anche se il deterioramento non è per ora preoccupante, mentre la raccolta dei fondi investment grade si mantiene positiva.

GRANDI PREOCCUPAZIONI DALLA TRADE WAR

Cosa cambierà per gli investitori obbligazionari? Per il team di J.P. Morgan AM non è in vista “un nuovo crollo degli attivi più rischiosi paragonabile a quello del quarto trimestre dell’anno scorso, dato che alcuni dei timori relativi alla crescita sono rientrati e la politica monetaria della banca centrale dovrebbe restare accomodante ancora per qualche tempo”. Proprio per questo motivo le guerre commerciali costituiscono, secondo gli esperti, una delle principali fonti di preoccupazione, specialmente ora che che i rischi di un non-accordo sono in aumento.

DETERMINANTE LA REAZIONE DEI MERCATI

Secondo il team, però, un fattore determinante della direzione futura della politica commerciale sarà la reazione dei mercati. “In presenza di forti pressioni di vendita sugli attivi più rischiosi l’amministrazione Trump potrebbe infatti adottare toni più concilianti, offrendo agli investitori un’opportunità di acquisto”. Se però la recente virata negativa della propensione al rischio si dimostrasse solo temporanea, Washington potrebbe essere tentata di esercitare ulteriori pressioni sulla Cina dando seguito ai minacciati aumenti dei dazi doganali.

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