Amundi

UniCredit-Fineco, il risparmio gestito va sempre più per la sua strada

I due istituti pongono le basi per la “piena indipendenza” della banca multicanale, a tre anni dalla cessione di Pioneer ad Amundi. E intanto sui conti delle banche italiane pesano i rischi politici

di Chiara Merico 7 Maggio 2019 14:20

FinecoBank si prepara a diventare indipendente: la conferma è arrivata da una nota congiunta, nel giorno in cui la banca multicanale del gruppo UniCredit ha presentato conti trimestrali positivi. Fineco ha infatti chiuso il primo trimestre con un utile netto in crescita del 6,1% anno su anno a 62,6 milioni, ricavi a 158,2 milioni (+1,8%) e raccolta a 1.711 milioni (+3%). I cda dei due istituti hanno “approvato una serie di azioni e procedure" che pongono le basi per la piena indipendenza di FinecoBank e che consentono a "UniCredit di cogliere qualsiasi opportunità di mercato, anche nel breve termine, in relazione alla sua quota".

SINERGIE LIMITATE


Attualmente la banca di piazza Gae Aulenti detiene circa il 35% di Fineco, dopo aver venduto il 30% in seguito all’arrivo del ceo Jean Pierre Mustier. UniCredit non ha voluto commentare l’indiscrezione secondo cui allo studio ci sarebbe la vendita di una quota del 10-15% di FinecoBank. Nella nota si sottolinea che FinecoBank, che oggi beneficia di "sinergie limitate" con il resto del gruppo, non subirebbe nessun impatto significativo sul profilo di capitale e della liquidità, né sulla sua redditività, così come non ci sarebbero implicazioni sul suo modello di business.

I DETTAGLI DELL’ACCORDO


L’accordo prevede, secondo Reuters, la concessione da parte di UniCredit di una garanzia finanziaria ("collateral") a favore di Fineco, che detiene 8,3 miliardi di obbligazioni UniCredit in scadenza nel 2024, al fine di neutralizzare la sua esposizione al rischio di credito. Resta poi in vigore l’attuale contratto di licenza del marchio Fineco, con l’opzione per la banca multicanale di acquistarlo in futuro (le finestre di esercizio sono stabilite fino al 2032). Gli accordi prevedono, inoltre, delle previsioni standard di cambio di controllo "a seguito dell’acquisizione del controllo di Fineco da parte di determinati concorrenti italiani ed europei”.

ASSET MANAGEMENT IN VENDITA


La mossa arriva a soli tre anni dalla cessione di Pioneer, la divisione di asset management venduta da UniCredit ad Amundi per 3,8 miliardi di euro nel 2016. Ma UniCredit non è la sola banca a studiare una separazione per le attività del risparmio gestito: nelle scorse settimane, dopo il fallimento della fusione Deutsche Bank-Commerzbank, si è parlato di un possibile matrimonio tra Dws, la divisione asset management, e la svizzera Ubs, che potrebbe portare alla nascita di un nuovo colosso del risparmio gestito da quasi 1400 miliardi di euro di asset in gestione.

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SULLE BANCHE ITALIANE PESANO I RISCHI POLITICI


In attesa di capire come evolverà la situazione, prende il via oggi la stagione delle trimestrali per le maggiori banche italiane, con la presentazione dei conti di Intesa Sanpaolo: l’istituto guidato da Carlo Messina ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile netto di 1,05 miliardi, in calo del 16,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso ma superiore alle stime degli analisti finanziari. Le attese degli analisti di Mediobanca Securities sono di un calo degli utili del 20% rispetto a un anno fa per i nove principali istituti. Una previsione su cui influiscono in particolare i rischi legati alla politica: sia quella nazionale, con l’effetto dell’aumento dello spread, sia quella internazionale, che vede adesso protagonisti Usa e Cina con la controversia sui dazi.
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