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Idee di investimento – Azioni – 6 maggio 2019

La visione sui mercati azionari resta moderatamente positiva ma richiederà scelte tattiche come quella di selezionare i mercati emergenti e le small cap e puntare su IT, healthcare e finanziario

6 Maggio 2019 09:56

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MERCATI, È IL MOMENTO DELL’ ATTESA


Per Andrea Delitala, Head of investment advisory di Pictet Asset Management, quello attuale è “il momento dell’attesa” con la recessione ancora lontana ma anche con valutazioni azionarie che non lasciano spazio a nuovi rally. All’interrogativo se le economie siano in una pausa del ciclo o avviate alla recessione, Delitala nell’articolo Per Pictet la recessione può attendere, ma servono prudenza e tattica, risponde propendendo per uno scenario ancora costruttivo, nonostante il quadro dei leading indicators sia piuttosto fosco, soprattutto per Usa ed Europa. Una valutazione motivata da dati sostanzialmente solidi sul mercato del lavoro americano, con salari che si stanno finalmente muovendo in maniera abbastanza soddisfacente. Unico elemento di discussione è la pressione di questa dinamica sulla sostenibilità dei margini di profitto per le società quotate americane.
Di qui le indicazioni strategiche di Pictet AM: aspettarsi che i tassi tornino sul sentiero della stabilizzazione, con quelli a lungo termine USA fra 2,75% e 3%, con un verosimile un premio di rischio azionario vicino a 3,25%. Pur sposando una visione tutt’altro che pessimista sull’economia, la Casa d’investimento non intravvede forti rally, con i possibili ulteriori i ritorni che dovrebbero mantenersi su livelli contenuti, rigorosamente a una cifra, il che richiederà scelte tattiche.

EUROPA A SCONTO MA NON LE AZIONI DI QUALITÀ


Tra le quali non sembra rientrare l’Europa. Almeno in base alle considerazioni fatte nell’articolo Europa nuovo fronte della guerra commerciale? da Richard Turnill, Global Chief Investment Strategist di BlackRock. Una ripresa economica contribuirebbe a sostenere le azioni europee scambiate con uno sconto del 12% rispetto agli altri mercati sviluppati. Tuttavia, nota lo strategist, è anche vero che le azioni di alta qualità, comprese le multinazionali, hanno valutazioni piuttosto sostenute rispetto al resto del mercato europeo mentre ad essere molto a sconto sono i settori strutturalmente in difficoltà. . “L’economia europea sembra essere sul punto di riprendersi, il che offrirebbe un potenziale sostegno per le attività di rischio della regione, le cui quotazioni sono in ritardo rispetto a quelle dei mercati americani. Tuttavia non possiamo trascurare un rischio chiave per il nostro caso base: le guerre commerciali tra gli Stati Uniti e l’Europa potrebbero riprendere vigore. Riteniamo che le ripercussioni economiche dirette siano gestibili ma non possiamo escludere che possano produrre effetti di mercato eccessivi” spiega Richard Turnill.

MENO WALL STREET, PIU’ MERCATI EMERGENTI


Non a caso i fund buyer, i responsabili della selezione dei fondi d’investimento all’interno di gestioni assicurative, servizi di private banking, fondi di fondi e altre tipologie di piattaforme retail, hanno dichiarato che nel 2019 intendono diminuire l’esposizione alle azioni americane, mantenere quella verso l’azionario Europa e aumentare il peso a favore delle azioni dei mercati emergenti. Lo hanno reso noto nell’indagine annuale condotta da Natixis IM e i cui dettagli sono disponibili nell’articolo Fund buyer, disco verde alla gestione attiva. Sempre nell’ambito dell’azionario, ma a livello settoriale, privilegiano i settori finanziario, healthcare e information technology a discapito del real estate e dei materiali di base. Sostanzialmente invariata l’esposizione sul reddito fisso, dove le obbligazioni societarie high yield sembrano aver perso l’appeal a causa delle preoccupazioni per l’aumento dei tassi d’interesse e per la capacità degli emittenti con rating medio basso di far fronte ai propri impegni.

MERCATI EMERGENTI, CONDIZIONI IN GRADUALE MIGLIORAMENTO


Restando nell’ambito dei mercati emergenti, secondo Alastair Reynolds, Portfolio Manager di Martin Currie (Gruppo Legg Mason), dopo un 2018 particolarmente negativo , le principali condizioni che hanno pesato su azioni e debito emergente sembrano ora gradualmente migliorare. È vero, specifica Alastair Reynolds, che le società nelle quali tende ad investire sono caratterizzate da prospettive di crescita dei profitti superiori alla media e da bilanci più solidi rispetto alla concorrenza, tuttavia un miglioramento del contesto societario generale contribuirebbe a rafforzare il sentiment degli investitori sulla base del fatto che ci sarebbe la conferma dei fattori di crescita di lungo termine per i mercati emergenti. “Nei mercati emergenti resta ben delineata l’intensa combinazione data dall’adozione della tecnologia, dell’urbanizzazione e della crescita del settore dei servizi” tiene infine a precisare nell’articolo Mercati emergenti, è ora di liberare il potenziale represso Alastair Reynolds che si dice convinto della efficacia di selezionare in modo rigoroso i singoli titoli: un approccio che permetterà l’accesso a società ad elevata redditività sul capitale, attive in settori strutturalmente in crescita, e che aiuterà a generare extra rendimenti rispetto alla media di mercato.

SMALL CAP, ALLA RICERCA DI VALORE INESPRESSO


Infine, merita una segnalazione anche l’articolo Small cap, i segreti della caccia alle future imprese dominanti, nel quale viene illustrata la strategia di Columbia Threadneedle Investments che punta su 70-90 titoli di small cap dislocati in tutto il mondo selezionati per il loro vantaggio competitivo. “L’obiettivo della nostra strategia Global Smaller Companies è di investire nelle società che, in base alle nostre valutazioni, potranno recitare un ruolo di primo piano nei prossimi cinque, dieci anni, o forse di più. Aziende spesso sconosciute ai più ma che nascondono un valore inespresso” specifica Scott Woods, Gestore azionario di Columbia Threadneedle Investments. Tra l’altro, come dimostra un’analisi comparativa della performance degli indici MSCI World Large Cap e MSCI World Small Cap, negli ultimi due decenni le aziende di minori dimensioni hanno sostanzialmente sovraperformato le loro omologhe large cap con livelli di volatilità (16,2%) non molto superiori a quelli dell’MSCI World Large Cap (14,8%).

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