Europa nuovo fronte della guerra commerciale?

di Redazione

Nonostante segnali di ripresa in corso, BlackRock preferisce non esporsi all’azionario europeo: il timore è che Trump, dopo la Cina, sposti la questione dazi in Europa

Uno dei fattori di maggiore supporto al rally azionario da inizio anno, oltre alla svolta ‘dovish’ delle Fed e della Bce, è risultata la convinzione che le guerre commerciali stessero gradualmente sfumando. Lo sviluppo dei negoziati tra Washington e Pechino ha evidenziato la volontà di entrambe le parti di trovare un accordo alleggerendo le tensioni che, da un anno a questa parte, tanto hanno pesato sull’economia a livello globale.

WASHINGTON ORA GUARDA ALL’EUROPA

Tuttavia, come fa notare Richard Turnill, Global Chief Investment Strategist di BlackRock nel suo commento settimanale del mercato dal titolo ‘Trade troubles near Europe’s shores’, gli investitori non dovrebbero confondere un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina come una risoluzione definitiva delle guerre commerciali globali, dal momento che Washington sta rivolgendo la propria attenzione all’Europa. “I rischi politici, comprese le tensioni commerciali, ci fanno assumere un atteggiamento prudente nei confronti delle attività di rischio europee. Preferiamo assumere il rischio azionario in altre regioni come gli Stati Uniti e i mercati emergenti” puntualizza lo strategist.

RIPRESA IN ARRIVO

Decisioni di portafoglio assunte nonostante lui stesso ammetta di scorgere segnali incoraggianti di ripresa nell’economia del Vecchio Continente. Richard Turnill prevede infatti che l’economia europea aumenterà di ritmo nella seconda metà del 2019, grazie alle condizioni finanziarie che si sono notevolmente allentate dall’inizio dell’anno, e agli sforzi di stimolo della Cina che potrebbero agevolare la spesa in conto capitale, un potenziale vantaggio per i produttori europei. Inoltre dovrebbe diminuire la pressione sulla crescita da alcuni fattori una tantum dello scorso anno, come i deficit di produzione automobilistica della Germania.

MERCATO EUROPEO A SCONTO MA NON LE AZIONI DI QUALITÀ

Una ripresa economica contribuirebbe a sostenere le azioni europee scambiate con uno sconto del 12% rispetto agli altri mercati sviluppati. Tuttavia, nota lo strategist, è anche vero che le azioni di alta qualità, comprese le multinazionali, hanno valutazioni piuttosto sostenute rispetto al resto del mercato europeo mentre ad essere molto a sconto sono i settori strutturalmente in difficoltà. . “L’economia europea sembra essere sul punto di riprendersi, il che offrirebbe un potenziale sostegno per le attività di rischio della regione, le cui quotazioni sono in ritardo rispetto a quelle dei mercati americani. Tuttavia non possiamo trascurare un rischio chiave per il nostro caso base: le guerre commerciali tra gli Stati Uniti e l’Europa potrebbero riprendere vigore. Riteniamo che le ripercussioni economiche dirette siano gestibili ma non possiamo escludere che possano produrre effetti di mercato eccessivi” spiega Richard Turnill.

OCCHIO ALLA STRATEGIA DI TRUMP

Come dire che, se è vero che i timori del mercato per le guerre commerciali si sono calmati negli ultimi mesi, sulla scia di un possibile accordo tra Washington e Pechino, è altrettanto vero che sarebbe sbagliato concentrarsi solo su questo. Il presidente Trump sembra intenzionato ad applicare nei prossimi colloqui con l’Unione europea lo stesso approccio adottato nei negoziati tra Stati Uniti e Cina, usando le tariffe come strumento chiave di persuasione. Non a caso i leader europei hanno chiarito che reagirebbero di conseguenza, a conferma che nessuna delle due parti è disposta a recedere dalle proprie posizioni.

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I PUNTI CRITICI NEI NEGOZIATI USA-UE

I negoziati commerciali tra gli Stati Uniti e l’Unione europea dovrebbero riprendere fra non molto, dopo che le due parti hanno sospeso interventi tariffari nel luglio dello scorso anno. Tra i punti critici da affrontare spiccano un maggiore accesso al mercato per i prodotti agricoli, un obiettivo chiave per gli Stati Uniti che però è esplicitamente escluso dall’ambito dei colloqui con la UE. I possibili dazi Usa sui veicoli europei sono invece un obiettivo prioritario dell’Europa, che non può permettere a Washington di applicare tariffe che renderebbero meno concorrenziali le auto europee. Ecco perché non si può escludere un’escalation con anche implicazioni globali nel momento in cui le tensioni sfociassero in guerre commerciali, producendo un forte shock alla fiducia (delle imprese e delle famiglie) e un restringimento materiale delle condizioni finanziarie, come già sperimentato nel corso del 2018.

POCHE MUNIZIONI PER RILANCIARE L’ECONOMIA

Se le prospettive di crescita peggiorassero, i responsabili delle politiche monetarie ed economiche avrebbero meno munizioni per sostenere l’economia. La Bce ha poco spazio per facilitare ulteriormente la sua politica monetaria mentre i già elevati livelli di indebitamento (con la sola eccezione della Germania) sembrano escludere un ricorso dei governi a sostanziali stimoli fiscali” puntualizza lo strategist.

RomoloTavani / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
3 Maggio 2019
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