Per Pictet la recessione può attendere, ma servono prudenza e tattica

di Redazione

Visione sostanzialmente costruttiva sul ciclo economico globale senza però altro spazio per un rally azionario. E sull’Italia avverte: uno scudo la protegge, ma rischia se lo spread supera 350

Dopo la partenza d’anno brillante per l’azionario globale si apre una fase interlocutoria per le economie, i timori di recessione restano eccessivi, anche alla luce delle ultime stime del Fondo Monetario, pur se comunque riviste al ribasso. La domanda di fondo, se la fase attuale sia una pausa di un ciclo che ha ancora potenzialità o se sia in vista una recessione in arrivo l’anno prossimo, resta aperta, nonostante la svolta pragmatica della Fed che ha innescato il rally sui mercati. Proprio una Fed pragmatica e paziente insieme alla solida risposta cinese alle trade war sostengono il ciclo, ma gli investitori restano cauti. E l’Italia resta protetta da uno scudo protettivo che garantisce condizioni di rifinanziamento agevolato, che però salta se lo spread supera i 350 punti. Un quadro di insieme che impone all’investitore scelte tattiche nelle gestioni di portafoglio.

IL MOMENTO DELL’ ATTESA

Sono queste in sintesi le conclusioni dell’analisi di Andrea Delitala, Head of investment advisory di Pictet Asset Management. Secondo l’esperto quello attuale è “il momento dell’attesa” con la recessione ancora lontana ma anche con valutazioni azionarie che non lasciano spazio a nuovi rally. All’interrogativo se le economie siano in una pausa del ciclo o avviate alla recessione, Delitala risponde propendendo per uno scenario ancora costruttivo, nonostante il quadro dei leading indicators sia piuttosto fosco, soprattutto per Usa ed Europa. Una valutazione motivata da dati sostanzialmente solidi dati sul mercato del lavoro americano, con salari che si stanno finalmente muovendo in maniera abbastanza soddisfacente. Unico elemento di discussione è la pressione di questa dinamica sulla sostenibilità dei margini di profitto per le società quotate americane. Anche i segnali che arrivano dal mercato obbligazionario, se si osservano gli oltre trenta indicatori utilizzati dagli economisti di Pictet AM, danno probabilità di recessione molto al di sotto della soglia critica.

Azioni: prospettive poco invitanti

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CONVERGENZA DI INTERESSI TRA TRUMP E XI

Passando da dati e mercati alla geopolitica, l’esperto di Pictet AM osserva che tra Donald Trump e Xi Jinping esiste una sorta di comunione di intenti che conduce verso la pace commerciale. Intanto la Cina ha scelto di passare alla controffensiva agendo non solo sulla politica monetaria ma anche su quella fiscale, che ha effetti immediati e che potrebbe portare a un rilancio nel 2019. La buona notizia, secondo Delitala, è che il mercato si sta convincendo che esista una “put sulla politica fiscale cinese”. Intanto, come ampiamente previsto da Pictet AM, la Fed non ha sacrificato l’economia sull’altare di guidelines fissate nel 2017: non solo si è messa in pausa sui tassi ma ha anche confermato la nuova traiettoria del suo bilancio, che smetterà di ridursi entro settembre quando raggiungerà circa i 3,7 trilioni di dollari e potrà tornare di nuovo a crescere stabilmente dalla fine del 2019. La Fed sta anche cambiando il target di inflazione che verrà probabilmente trasformato in una media, per far intendere che tollererà un’inflazione eccedente.

ITALIA PROTETTA MA SOLO SE LO SPREAD NON SFONDA 350

Di qui le indicazioni strategiche di Pictet AM: aspettarsi che i tassi tornino sul sentiero della stabilizzazione, con quelli a lungo termine USA fra 2,75% e 3%, con un verosimile un premio di rischio azionario vicino a 3,25%. Pur sposando una visione tutt’altro che pessimista sull’economia, la Casa d’investimento non intravvede forti rally, con i possibili ulteriori i ritorni che dovrebbero mantenersi su livelli contenuti, rigorosamente a una cifra, il che richiederà scelte tattiche. Guardando all’Italia, Pictet AM vede un rischio default diminuito e un rischio Italexit stabile, un gap che dipende dall’incertezza politica. Lo spread oggi intorno ai 250 punti base rende i BTP cari, anche se la curva dei rendimenti implica per il Tesoro un costo delle nuove emissioni inferiore a quello storico. L’Italia si trova di fatto protetta da uno scudo fatto di condizioni di rifinanziamento agevolato, che potrebbero venire meno se lo spread aumentasse oltre i 350 punti.

Gearstd / iStock / Getty Images Plus


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29 Aprile 2019
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