Fondamentali macro robusti guidano la ripresa degli emergenti

bilancia commerciale
25 Febbraio 2019 - 11:53

La bilancia commerciale è in equilibrio, le valutazioni degli strumenti finanziari sono interessanti e i flussi di capitale potrebbero crescere, evidenzia l’analisi di Mike Biggs di GAM Investments

I mercati emergenti presentano attualmente fondamentali macroeconomici robusti, spiega una nota a cura di Mike Biggs, investment manager delle strategie obbligazionarie Local Emerging Market di GAM Investments. Per quanto riguarda l’interscambio, spiega il gestore, “all’inizio del 2018 la bilancia commerciale di questi mercati ha iniziato a entrare in deficit e, quando i flussi di capitale in ingresso hanno rallentato, le riserve in valuta estera hanno incominciato a diminuire mettendo sotto pressione le loro monete”. Ma nella seconda fase dell’anno per i mercati emergenti è iniziata una fase di correzione, a partire da Paesi come Argentina e Turchia. “La bilancia commerciale è tornata in equilibrio e in questo momento si trova intorno allo zero”.

ANDAMENTO STABILE PER I FLUSSI DI CAPITALE

“I flussi di capitale si sono stabilizzati, le riserve in valuta estera nei mercati emergenti hanno ricominciato ad accumularsi e abbiamo assistito all’apprezzamento di queste valute”, sottolinea Biggs. L’andamento dei flussi in ingresso, in frenata a metà dell’anno scorso, secondo l’esperto presenta due implicazioni per questi mercati. La prima riguarda l’attività di credito interna: il calo degli afflussi ha contribuito a frenare la crescita di credito nel secondo semestre, e “l’impulso di credito negativo alimenta i rischi di ribasso per la crescita del Pil nel 4° e nel 1° trimestre”. D’altro canto, fa notare il gestore, “il livello attuale dei flussi di capitale diretti verso gli emergenti è relativamente basso e, di conseguenza, è più probabile che questi afflussi aumentino anziché diminuire rispetto ai livelli attuali”. Se questa eventualità si verificasse, l’aumento dei flussi in ingresso potrebbe alimentare la liquidità interna, sostenere la crescita del credito e riportare l’impulso di credito in territorio positivo, favorendo anche la crescita del Pil reale. Inoltre, fa notare l’esperto, probabilmente aumenterebbero anche le riserve in valuta estera.

VALUTAZIONI INTERESSANTI

Interessanti anche, a giudizio dell’esperto, le valutazioni degli strumenti finanziari dei mercati emergenti. “Il recente rialzo dei rendimenti ha riportato questi mercati verso le medie storiche (6,5%-7,0%) ma le valute sembrano convenienti”, spiega Biggs. La performance delle divise emergenti presenta una correlazione positiva con i tassi di cambio effettivi reali (REER). La media attuale dei REER per tali mercati è di 91,5 e il rendimento medio futuro a partire da questi livelli tende a superare il 5%.

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CAUTO OTTIMISMO

Per questi motivi – fondamentali solidi e valutazioni interessanti – Biggs esprime cauto ottimismo sulle prospettive degli investimenti nei mercati emergenti. Per l’esperto il JP Morgan Government Bond Index-Emerging Markets (GBI-EM) quest’anno può realizzare un rendimento tra il 5% e il 10%: “per ottenere questo risultato il dollaro Usa deve stabilizzarsi oppure scendere rispetto ai livelli attuali. Questo richiederebbe un miglioramento delle prospettive di crescita nell’Eurozona e in Cina”. Nel 2018, infatti, la crescita del Pil Usa ha toccato il 3%, ma quest’anno, quando verranno meno gli effetti delle politiche di stimolo fiscale, dovrebbe rallentare verso il 2%. “Non prevediamo una recessione negli Stati Uniti, tuttavia ci aspettiamo che il rallentamento della crescita freni eventuali ulteriori rialzi dei tassi di interesse”.