DEF

Mercati finanziari, primi segnali di cambio di leadership

Sui mercati azionari e del credito non sono i soliti settori a tirare la volata degli indici. Attesa per le ulteriori indicazioni in arrivo dalla Fed e dalla presentazione del DEF in Italia.

25 Settembre 2018 13:00

Sono presenti attualmente tre fondamentali ingredienti in grado di alimentare una fase di propensione al rischio (risk-on). A sostenerlo sono gli esperti di Euromobiliare AM che, in primo luogo, segnalano l’emergere della percezione, da parte degli investitori, che i possibili errori da parte dei policy maker possano essere limitati e circoscritti. In secondo luogo, nei segmenti di mercato a più alto beta, si delineano valutazioni relative attraenti. In terzo luogo, l’andamento dei mercati nel 2018 (con una partenza a razzo delle Borse, una forte correzione a fine gennaio e un andamento tendenzialmente laterale delle asset class più rischiose, con la sola eccezione dell’azionario statunitense) ha reso gli investitori più cauti spingendoli a posizioni di portafoglio più prudenti e meno esposte al rischio.

C’E’ SPAZIO PER UNA RIPRESA


“La nostra sensazione è che ci possa essere ancora un certo spazio di ripresa dai livelli attuali dato il persistere di tutte queste condizioni” fanno sapere i professionisti di Euromobiliare AM. Una considerazione, la loro, basata anche sul fatto che la terza settimana consecutiva di recupero per gli attivi di rischio ha denotato alcune novità di rilievo. Per quanto sia difficile sostenere se si tratti di un temporaneo recupero o di un vero e proprio cambio di trend, sono emersi importanti segnali - i primi peraltro - di un cambio di leadership.

ALTERNANZA GEOGRAFICA E SETTORIALE


Un’alternanza sia a livello geografico, dagli USA al resto del mondo, e sia in termini settoriali con i ciclici, auto, materie prime e finanziari a trainare verso l’alto gli indici di mercato. Un cambio di leadership valido sia in ambito azionario che nel segmento delle obbligazioni societarie e del debito emergente. Sarà interessante verificare tale alternanza già nel corso di questa settimana, nella quale sono da segnare in rosso due date: mercoledì 26 e giovedì 27.

GIOVEDÌ 27 TOCCA AL DEF


Mentre giovedì sarà il grande giorno per l’aggiornamento del DEF, ovvero il primo documento ufficiale del nuovo governo italiano sulla legge di bilancio 2019, il giorno prima si riunirà la Federal Reserve. La banca centrale statunitense dovrebbe alzare, per la terza volta quest’anno, i tassi ufficiali di 25 punti base portandoli al 2,25%, senza probabilmente nessun particolare contraccolpo dal momento che il mercato ha già ampiamente incorporato tale mossa. Di maggiore interesse quel che il presidente Powell dirà, oltre a confermare l’orientamento al graduale aumento del costo del denaro e a certificare come la politica monetaria sia entrata in un territorio di neutralità.

Mercati, segnali di cambiamento in vista


Mercati, segnali di cambiamento in vista





ATTENTI ALLE PAROLE DI POWELL


“Il governatore dovrebbe segnalare che i rischi dello scenario sono aumentati sia per possibili rallentamenti dell’economia, a fronte delle politiche commerciali, e sia per potenziali aumenti della crescita, sulla base del pieno utilizzo dei fattori produttivi e delle condizioni finanziarie tutt’altro che restrittive” specificano gli esperti di Euromobiliare AM.

INDICAZIONI DAI DOTS


I quali, si aspettano inoltre alcune indicazioni di rilievo pure dai cosiddetti ‘dots’, ovvero la mediana delle aspettative sui tassi ufficiali espressa dai membri del Consiglio Direttivo che disegna la traiettoria dei tassi ufficiali. Ebbene i professionisti di Euromobiliare AM sono persuasi che dovrebbe emergere un forte consenso non soltanto per un quarto rialzo dei tassi il prossimo dicembre, ma anche per un Fed Fund al di sopra del 3% nel 2019.

LE IMPLICAZIONI SUL MERCATO OBBLIGAZIONARIO


“Si tratterebbe di un aspetto di rilievo, in grado di creare le premesse per un riallineamento fra la traiettoria ipotizzata della Fed e le aspettative degli operatori che fino ad ora sono state sistematicamente al di sotto di quelle della banca centrale. Anche il mercato obbligazionario andrebbe quindi a scontare un punto di arrivo della politica monetaria superiore al 3%” concludono gli esperti di Euromobiliare AM.
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