Disintermediazione finanziaria, la fine del QE non frenerà la crescita del trend

BCE
21 Giugno 2018 - 10:09

Nonostante la frenata degli acquisti della BCE, le aziende continueranno a raccogliere capitale direttamente sui mercati senza le banche sfruttando la disintermediazione finanziaria.

Negli ultimi 10 anni, la disintermediazione finanziaria ha compiuto passi da gigante in Europa. A certificarlo i numeri pubblicati nel report di S&P Global Ratings dal titolo “Eurozone Corporates’ Move To Market-Based Financing Is Here To Stay” che rivela come, in concomitanza della più grave crisi finanziaria del dopoguerra, le società non finanziarie della zona euro abbiano aumentato i finanziamenti attraverso le obbligazioni portandole dal 10% del 2006 al 16% nel 2017: nel frattempo, l’ammontare complessivo dei finanziamenti dei prestiti bancari è sceso dal 56% al 46%.

IN FRANCIA IL 32% DI DISINTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

Certo, come ha fatto notare Sarah Limbach economista di S&P , la tendenza verso la disintermediazione finanziaria non è uniforme in tutta Europa. In Francia, per esempio, ha raggiunto il 32%, contro il 14% delle Germania e appena il 4% della Spagna: in Italia la percentuale è raddoppiata rispetto al 2006 ed è attualmente in linea con la media europea.

LE RAGIONI DEL CAMBIAMENTO STRUTTURALE

Ma cosa è stato capace di provocare il cambiamento strutturale? In estrema sintesi, la combinazione della contrazione dei prestiti alle imprese da parte delle banche in seguito alla crisi di liquidità del crac Lehman Brothers e, successivamente, il programma di acquisto di obbligazioni in euro sul mercato da parte della BCE che ha reso più accessibile il mercato dei capitali anche alle piccole e medie imprese.

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RIFLETTORI PUNTATI SULLA BCE

Ma ora, con la BCE destinata a stringere la politica monetaria entro il prossimo anno, ci si chiede quali impatti potrebbero esserci sul trend favorevole al finanziamento di società non finanziarie. Secondo gli analisti di S&P, la disintermediazione nell’area dell’euro sta per affrontare un cambiamento strutturale ma è improbabile che venga annullato dalla normalizzazione della politica monetaria di Draghi. Di norma, il principale tasso di riferimento della BCE è risultato essere il suo strumento più efficace per dirigere il costo del finanziamento dei prestiti bancari.

L’INFLUENZA DEL QE

Nel frattempo, l’allentamento quantitativo (QE) ha direttamente abbassato il costo del finanziamento attraverso i mercati dei capitali: comperando tutti i mesi sul mercato obbligazioni societarie, la BCE ha contribuito in modo importante a calmierare i prezzi, portando ai minimi i tassi di interesse. Se lo scopo della banca centrale europea è quello di agevolare una maggiore disintermediazione nei prossimi anni, sarà necessario un restringimento molto prudente del suo bilancio per evitare improvvisi balzi all’insù nei tassi obbligazionari.

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RIDUZIONE DEL BILANCIO DELLA BCE NEL 2020

“Sebbene la BCE sia orientata ad interrompere il QE entro la fine di quest’anno, non ci aspettiamo una riduzione del suo bilancio prima della fine del 2020, e anche allora, dovrebbe essere molto graduale” spiegano gli analisti di S&P. Che, inoltre, prevedono un rialzo dei tassi della zona euro nel terzo trimestre 2019: un aumento del costo dei prestiti bancari comporta una maggiore competizione sul mercato e, quindi, un’altra spinta per la disintermediazione.

GRANDI E PICCOLE AZIENDE

Tuttavia, la struttura delle società europee lascia presagire un lento incremento della disintermediazione. Le società non finanziarie che hanno accesso al mercato dei capitali sono generalmente quelle di più grandi dimensioni, in quanto possono permettersi più facilmente di pagare i costi di ingresso . Al contrario, per le piccole imprese è più difficile e costoso attingere al mercato dei capitali.

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