G7

Spread, l’Illinois se la passa molto peggio

Messo in prospettiva, il differenziale di rendimento del debito italiano è molto meno drammatico di quanto sembri. Il dramma vero è un’Europa che non fa passi avanti verso l’unione finanziaria.

11 Giugno 2018 08:44

Vogliamo dire che Wall Street è ipercomprata e l’Italia ipervenduta? Sembra una fotografia coerente con un momento dei mercati dominato a breve più dall’emotività che dai fondamentali, ma che potrebbe anche abbastanza presto riallinearsi con quello che dicono i dati sull’andamento delle economie reali e sulla salute dei bilanci delle società quotate. Prendiamo l’Italia. La misura che su tutti i giornali e le TV viene presa a indicatore del rischio di azioni e debito è indubbiamente lo spread, vale a dire il differenziale di rendimento tra il BTP a 10 anni e l’equivalente BUND tedesco, che si è impennato di un centinaio di punti base dai livelli post-elezioni del 4 marzo fino a superare i 250 punti base. Questo vuol dire che gli investitori prezzano il premio di rischio sull’Italia attorno al 3% sulla scadenza dei 10 anni rispetto allo 0,5% di cui si accontentano se si parla di Germania. Ma è lo stesso premio più o meno che esigono sulla stessa scadenza dal Tesoro degli Stati Uniti, prima potenza mondiale non certo a rischio default. Ed è molto di meno di quello che gli stessi investitori chiedono allo stato dell’Illinois, il cui debito rende poco meno del 5%, con uno spread rispetto al debito federale di un paio di cento punti base. E sì, perché lo spread non esiste solo in Europa. Anche in America fa una differenza prestare soldi all’Illinois o all’Alabama piuttosto che al Texas, alla Florida o direttamente a Washington.

PARTIRE DAL DEBITO ACCUMULATO DALLA BCE


Invece di fare la maestrina su tariffe e clima agli americani, come nel G7 appena finito in Canada, l’Europa dovrebbe mettersi al lavoro per costruire una vera unione monetaria, basata su fisco federale e emissione di debito federale. Quest’ultimo prezzerebbe in termini di rendimento il rischio Eurozona mentre il debito dei singoli stati prezzerebbe il rischio paese, con l’Italia nella parte dell’Illinois e la Germania in quella del Texas. Il punto di partenza potrebbe essere proprio il vituperato progetto di utilizzare il debito accumulato dalla BCE durante il QE, improvvidamente reso pubblico in modo maldestro durante le trattative per la formazione del governo italiano. Quel debito, non solo italiano ma di tutti, a partire dalla Germania, potrebbe essere rinnovato a scadenza con l’emissione di Eurobond. Non sarebbe un favore ai più indebitati ma un cambio di regime, che andrebbe ovviamente accompagnato da un adeguamento delle entrate fiscali comunitarie e dall’unione bancaria. Il risultato sarebbe un’Europa a due velocità per quanto riguarda il costo di finanziamento dei singoli stati, come abbiamo visto accade già in America, ma senza mettere a rischio la stabilità del sistema. Il fondo di emergenza proposto da Draghi potrebbe essere utilizzato per intervenire a favore di stati che entrassero in sofferenza a livello di debito nazionale.

APPROFONDIMENTO
La strada in discesa di Powell e quella in salita di Draghi

VADO A SINGAPORE


Per ora purtroppo sembra un libro dei sogni. Ma di qui a un anno tra Bruxelles, Parigi e Berlino qualcosa dovranno inventarsi per evitare di presentarsi alle elezioni europee del 2019 con le credenziali di chi in otto anni (contati dall’esplosione della crisi del debito nel 2011) è riuscito a sfasciare quello che si era riuscito a costruire nei precedenti 50 e passa (contati dalla firma dei trattati di Roma nel 1957). Torniamo al Canada, dove Trump ha salutato con un ‘bye bye, sono costretto a lasciarvi in anticipo perché devo andare a scrivere la Storia a Singapore’ i sei partner del club dei grandi, rimasti con in mano un pugno di mosche e di dazi.

LE DIFFERENZE CON IL 2011


Ma prima dicevamo di Wall Street ipercomprata e dell’Italia ipervenduta. Le azioni dello S&P 500 e soprattutto del Nasdaq sono sicuramente ipercomprate, soprattutto per mancanza di alternative. Non vuol dire che siano sopravvalutate, ma sicuramente i prezzi hanno raggiunto un livello rispetto al quale salire ancora sembra problematico, almeno nel breve andare. L’Italia è lo specchio capovolto, sia per quanto riguarda i BTP che per le azioni, soprattutto bancarie. Rispetto al disastro del 2011-12 la differenza è sostanziale, e si chiama crescita. Allora il PIL italiano aveva davanti il segno meno, ora c’è un più e questo fa la differenza, se il denominatore sale il numeratore (debito) si ridimensiona. A questo si aggiunge il fattore banche. Sette anni fa erano decisamente malconce, ora hanno fatto pulizia, l’unico fardello sono i BTP che hanno in pancia. Settimana scorsa il mercato sembra aver proprio esagerato. Non vuol dire che da oggi si riparte e si corre a comprare banche e BTP. Ma potrebbe essere ora di cominciare a impostare una strategia.

ATTESE & MERCATI
Cosa ci aspetta e cosa potrebbe sorprenderci nelle economie e sui mercati

BOTTOM LINE


Una settimana fa avevamo intravisto uno ‘stellone americano’ all’orizzonte che potrebbe magari dare una mano al neonato governo italiano. Le immagini che ci sono arrivate nel weekend dal Quebec sembrano confermare, con Donny che invita Giuseppe Conte a Washington e lo definisce ‘really great guy’, maldestramente e malevolmente tradotto in ‘bravo ragazzo’ da
molti media italiani. Vediamo come se la gioca quando sarà chiamato alla Casa Bianca.

(dalla rubrica “Caffè scorretto” della newsletter settimanale di FinanciaLounge)

 
Trending