Banche italiane, come decidere se vendere o comprare

banche italiane
6 Giugno 2018 - 9:57

Le valutazioni delle banche italiane, dopo la forte correzione di maggio, sono diventate ancora più attraenti: ma le incognite politiche ed economiche frenano gli investitori.

In soli 15 giorni, dal 15 al 29 maggio, l’indice di Borsa del settore riguardante le banche italiane ha lasciato sul terreno il 22%, cioè il doppio rispetto alla perdita accusata dall’indice FtseMib di Piazza Affari (-11,9%). E anche martedì, nel giorno del voto di fiducia al Senato del governo Conte (ottenuto in serata con 171 voti a favore, 117 contrari e 25 astenuti), mentre l’indice Ftse Mib ha perso l’1,2% l’indice Ftse Italia banche è arretrato del -3,4%. È la conferma del fatto che la crisi italiana ha come epicentro il sistema bancario del nostro paese.

L'andamento dell'indice FTSE Italia Banche nell'ultimo anno (Fonte: www.borsaitaliana.it)
L’andamento dell’indice FTSE Italia Banche nell’ultimo anno (Fonte: www.borsaitaliana.it)

LUNGA E PROFONDA RISTRUTTURAZIONE

Le ragioni sono semplici. I nostri istituti di credito dopo la crisi del 2008-2009 hanno attraversato un lungo periodo di ristrutturazione per reinventarsi (come modello di business) e rafforzarsi (a livello di ratio patrimoniali) e hanno cominciato a mostrare incoraggianti segnali di ripresa, come testimoniato dai risultati di bilancio del primo trimestre di quest’anno molto positivi (e, in taluni casi, addirittura superiori alle aspettative). Il problema è che la convalescenza delle banche italiane non è ancora finita e il loro stato di salute non è robusto al punto di sopportare nuovi forti contraccolpi.

IL DOPPIO IMPATTO DEL SELL OFF OBBLIGAZIONARIO

Tra questi, un violento sell-off (vendita di titoli senza limitazioni né di quantità e né di prezzo) del mercato obbligazionario italiano che le colpisce due volte. In primis, un aumento brusco dei tassi di interesse obbligazionari costringe le banche a rivedere (in modo più rigoroso) le loro politiche di erogazioni dei finanziamenti a imprese e famiglie. In secondo luogo, la presenza nei loro portafogli di ingenti quantità di titoli di stato italiani le espone a potenziali minusvalenze.

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RIDOTTA L’ESPOSIZIONE ALLE BANCHE

“Inizialmente eravamo attratti dalle banche italiane e di altri paesi europei, per le traiettorie di crescita strutturale, abbinate a valutazioni convenienti, che avrebbero beneficiato di tassi in rialzo e di uno scenario politico in miglioramento. Recentemente però abbiamo ridotto l’esposizione sugli istituti di credito dell’Italia” fa sapere Michael Testorf, Global equity portfolio manager, ClearBridge Investments (Legg Mason). Una scelta, la sua, motivata non soltanto dall’incertezza politica. L’esperto segnala infatti che l’economia italiana, che pure aveva mostrato incoraggianti segnali di ripresa, di recente ha mostrato qualche debolezza in alcuni indicatori. Non si può quindi affatto escludere che nel secondo trimestre si possa registrare un freno sulla crescita del PIL che finirebbe anche con il rallentare la crescita del credito in Italia.

ITALEXIT, IL CASO PEGGIORE

“Il caso peggiore (l’Italexit), creerebbe addirittura una fuga dei depositi dall’Italia alla Germania, come avvenuto in Grecia. I depositi sono la linfa vitale delle banche retail, e questa fuga danneggerebbe il sistema bancario italiano” specifica Michael Testorf. Secondo l’esperto la situazione di estrema incertezza politica italiana potrebbe avere ripercussioni anche su piani della BCE. Draghi, infatti, potrebbe rimandare il suo programma di normalizzazione monetaria della zona euro.

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CRESCITA DEGLI UTILI IN DUBBIO

“Tutto questo potrebbe pertanto determinare un ambiente meno favorevole per la maggior parte dei titoli finanziari europei, mettendo in dubbio la nostra view di una crescita degli utili delle banche europee” puntualizza Michael Testorf mentre Annabel Rudebeck, Head of non-US Credit, Western Asset Management (Legg Mason) appare meno drastico.

SISTEMA BANCARIO ITALIANO MENO RISCHIOSO

“Il sistema bancario italiano è molto meno rischioso ora, visto il riordino realizzato in merito agli istituti più deboli e il processo di de-risking imposto dalle autorità dopo la crisi finanziaria globale. Il livello dei crediti problematici (NPL, non performing loan, sofferenze e crediti deteriorati e incagliati, ndr) in Italia resta sì alto, ma è diminuito moltissimo. Le due maggiori banche, Intesa e UniCredit, hanno molto meno rischio di credito rispetto al sistema bancario italiano in generale” precisa l’esperto rivelando che Western Asset preferisce comunque mantenere una visione cauta sulle banche italiane.

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