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Idee di investimento – Azioni – 28 maggio 2018

La diversificazione del portafoglio azionario resta fondamentale: opportunità tattiche in Asia, Brasile e le azioni dei beni di consumo e gli industriali europei

28 Maggio 2018 09:55

IN PRIMIS LA DIVERSIFICAZIONE


Cos’hanno in comune Warren Buffett, l’investitore più famoso ed ascoltato al mondo, e David Swensen, storico gestore della Fondazione Yale? I vantaggi dell’investimento nel lungo periodo. Per il resto emergono alcune differenze sostanziali che Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di GAM (Italia) SGR rivela nell’articolo “Investimenti: alla scoperta di David Swensen, il Buffett 'per tutte le tasche'”. David Swensen raccomanda infatti agli investitori privati di diversificare molto il portafoglio e di utilizzare strumenti di investimento sia passivi (come gli ETF) e sia a gestione attiva (come i fondi comuni e i comparti delle SICAV). “Swensen ricorda che le strategie di gestione attiva creano valore nel lungo termine ma gli investitori devono prevedere la possibilità di periodi di sottoperformance. Questo perché decisioni che si riveleranno efficaci nel lungo periodo possono sembrare insensate nel breve termine: molte strategie complesse esigono infatti orizzonti temporali tra i tre e cinque anni” dichiara Carlo Benetti.

LA SOGLIA DEI TREAUSURY DA NON SUPERARE È AL 4%


Intanto l’inflazione è uno dei parametri che può cambiare gli equilibri di mercato. Tuttavia, al momento, capire quanto potrebbero salire i prezzi al consumo nell’attuale contesto è complesso: l’azionario resta pertanto favorito almeno finché il Treasury a 10 anni non sale al 4%. “A mio avviso le aspettative sui prezzi al consumo in America si aggirano attualmente sulla posizione di ‘inflazione modesta’: un punto non particolarmente problematico per le azioni” dichiara nell’articolo “Inflazione, nella sfida tra azioni e bond (per ora) vince la Borsa” Colin Moore, Chief Investment Officer Globale di Columbia Threadneedle Investments. “Secondo i miei calcoli, tale soglia è rappresentata da un rendimento al 4% del Treausury USA a 10 anni, mentre oggi ci troviamo sul 3%” puntualizza Colin Moore. Inoltre, le statistiche del passato indicano che il rialzo dei rendimenti favorisce in un primo momento l’apprezzamento delle valutazioni azionarie. “Il mercato azionario potrebbe andare incontro a volatilità mentre gli investitori sono impegnati a digerire il cambio di regime in fatto di tassi d’interesse. In ultima istanza, tuttavia, la normalizzazione della politica monetaria è un segnale che la crescita economica poggia su solide fondamenta” conclude Colin Moore.

IN CERCA DI PROTEZIONE DAI RIBASSI


Resta il fatto, come ha modo di puntualizzare nell’articolo “Azioni, come scegliere i titoli giusti per proteggersi dai ribassi” William Lock, Head of International Equity Team di Morgan Stanley Investment Management, dopo nove anni di fase rialzista è chiaramente giunto il momento di pensare alla protezione dai ribassi. “Ma per noi qualsiasi momento è quello giusto per pensare alla protezione dai ribassi” specifica William Lock. Il riferimento dell’esperto è alla strategia di punta Global Franchise/Brands adottata da Morgan Stanley IM che ha dimostrato di superare il peggiore stress test del dopoguerra: durante la crisi finanziaria globale ha registrato un aumento degli utili nel corso del periodo 2007-2009, in netta controtendenza rispetto alla media di mercato. “Riteniamo che i nostri portafogli siano ben posizionati rispetto ai vari rischi e che dovrebbero continuare a offrire la combinazione di capitalizzazione e protezione relativa dai ribassi di cui hanno dato prova negli ultimi 20 anni” sottolinea William Lock, ribadendo un concetto che è alla base della strategia vincente adottata: la combinazione di ricavi ricorrenti e di potere di determinazione dei prezzi delle società indica che il fatturato e i margini hanno una buona tenuta nei periodi difficili.

EUROPA, INDUSTRIE VICINE ALLA PIENA CAPACITÀ


Focalizzando l’attenzione sull’Europa, secondo le previsioni di un modello proprietario di Schroders, dopo un periodo di contrazione in molte imprese europee le spese per gli investimenti (Capex) aumenteranno. “Una delle ragioni principali per cui ci aspettiamo un incremento dei Capex è che molte industrie sono già vicine alla piena capacità. Il tasso di utilizzo della capacità in Europa è quasi al massimo storico. Le aziende dovranno quindi aumentare la capacità e/o l’efficienza se vogliono incrementare la produzione” fanno sapere nell’articolo “Nelle aziende europee riparte il Capex, la spesa destinata agli investimentiMartin Skanberg – Fund Manager European Equities di Schroders, e Stephen Shields – Research Analyst e Fund Manager European Equities di Schroders. Tra i settori sotto osservazione, i due manager segnalano in particolare quello automobilistico (con le case che hanno una necessità strutturale di investire nella crescita di auto elettriche e autonome), le utility (sotto pressione per l’incremento della domanda di energia e delle esigenze di tutela ambientale), la tecnologia (soprattutto per quelle società leader di mercato che vogliono continuarlo ad essere o per quelle che vorrebbero scalare le posizioni). Anche i settori delle telecomunicazioni (per gli ingenti investimenti nelle reti 5G) e del petrolio & gas (tra i più penalizzati nel Capex dal 2014 in poi dopo il crollo del prezzo del greggio) dovrebbero registrare un robusto incremento delle spese per investimenti che non si dovrebbero limitare all’anno in corso.

OTTIMISTI I TORI DI BORSA


A proposito di petrolio, gli aspetti positivi di un prezzo del greggio in risalita sugli investimenti aziendali sembrano prevalere sulle implicazioni del caro benzina nelle tasche dei risparmiatori. Infatti, com’è spiegato nell’articolo “Petrolio: l’aumento fa bene al mercato azionario, ma non alle famiglie”, l’impatto positivo sulle società energetiche nazionali e l’effetto ritardato sui consumatori lascia di fatto moderatamente ottimisti i sostenitori del rialzo del mercato azionario americano, mentre un ragionamento a parte andrebbe fatto per le borse estere.

C’È VALORE IN ASIA E IN BRASILE


Per quanto riguarda in particolare le Borse emergenti, BlackRock reputa che, in un mondo in cui il valore è scarso, i mercati azionari del Brasile e dell’Asia emergente restino interessanti. “Riteniamo che un ulteriore rialzo del dollaro USA sia limitato mentre le principali banche centrali non statunitensi si preparano ad un graduale rientro dall’espansione monetaria. Vediamo anche un limitato rischio per una vera e propria guerra commerciale. Alla luce di tutto questo la nostra preferenza è per le azioni anche sulla base dei solidi guadagni attesi. Privilegiamo l’Asia emergente e il Brasile: mercati che offrono valore in un mondo in cui il valore è scarso” sottolinea nell’articolo “Mercati emergenti, c’è valore in Asia e in Brasile. Ma il debito non brilla” Richard Turnill, BlackRock’s Global Chief Investment Strategist.
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