Columbia Threadneedle Investments

Materie prime, rincari in vista con l’aumento dei rendimenti obbligazionari

Lo scenario di fondo indica un potenziale deficit sul lato dell’offerta di materie prime che potrebbe rivelarsi una ghiotta opportunità per gli investitori.

19 Aprile 2018 - 11:07
financialounge - news
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L’aumento dei tassi di interesse a livello globale ha provocato una raffica di analisi sulle prospettive dei prezzi dei mercati azionari e di quelli obbligazionari. Una minore attenzione, invece, è stata rivolta al potenziale impatto sulle quotazioni delle materie prime. Proprio questa lacuna ha attirato l’attenzione di David Donora, Head of Commodities, Columbia Threadneedle Investments. Il manager, osservando l'universo delle materie prime, è infatti persuaso che l'aumento dei rendimenti obbligazionari renderà più oneroso l'indebitamento per i produttori.

PROGETTI PIU’ CARI DA FINANZIARE


Di conseguenza, è il ragionamento di David Donora, i nuovi progetti delle società del settore delle materie prime risulteranno meno appetibili e la risposta dell'offerta al rincaro delle materie prime in futuro potrebbe essere gravemente limitata. Uno scenario che, fa notare il manager, potrebbe rivelarsi un'opportunità per gli investitori, per il semplice fatto che il rialzo dei rendimenti obbligazionari contribuirà a rafforzare le limitazioni dal lato dell'offerta delle materie prime, il che potrebbe determinare un rincaro delle commodity superiore alle attese.

NESSUN ECCESSO DAL LATO DELL’OFFERTA


Questo perché, già nell’attuale situazione, dal lato dell’offerta di commodity non sembra esserci alcun eccesso e, anzi, si assiste ad un sostanziale equilibrio. “Le scorte nei mercati delle materie prime sono già diminuite notevolmente, in quanto i produttori evidenziano un'insolita disciplina in questa fase del ciclo” puntualizza infatti
David Donora che individua tre fattori chiave che potrebbero accentuare le limitazioni dal lato dell'offerta. In primis la Cina, il maggior consumatore mondiale di risorse naturali. Pechino, infatti, ha limitato l'offerta di molte materie prime per ragioni ambientali (in particolare carbone, acciaio e alluminio).

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LE MOSSE DELLA CINA


“L'azione concertata delle autorità cinesi ha già avuto l'effetto di innalzare i prezzi di carbone, minerale di ferro e metalli di base, con un impatto positivo sul settore dei materiali” spiega David Donora che poi passa al secondo fattore chiave: la cooperazione OPEC – Russia per ridurre la produzione di petrolio.

LA COOPERAZIONE OPEC – RUSSIA


“L'esperienza del periodo di oltre un anno appena trascorso dimostra che stavolta è diverso dal passato. L'OPEC e la Russia hanno iniziato a ridurre la produzione alla fine del 2016 e, alla luce di quanto avvenuto nel 2017, è probabile che manterranno il mercato in equilibrio anche nel 2018. Il coordinamento tra i due appare decisamente solido” puntualizza David Donora che, infine, indica le condizioni meteorologiche come terzo fattore chiave di supporto ai prezzi delle commodity.

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IL PERICOLO DELLE CONDIZIONI METEO


“Le scorte di materie prime agricole sono già in diminuzione e se i raccolti fossero danneggiati da condizioni meteo avverse la situazione potrebbe causare un ulteriore rialzo dei prezzi agricoli” precisa il manager. Se si considera poi che la crescita globale sincronizzata dei mercati emergenti e sviluppati sostiene la domanda delle principali materie prime ecco allora che le prospettive per i prezzi delle materie prime sono più che favorevoli. Grazie anche ad un'accelerazione della domanda nei mercati emergenti, in virtù del calo del dollaro che ha favorito l'aumento dell'indebitamento, la crescita e gli investimenti.
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