Ann Steele

Beni di lusso: Francia batte Italia, ma occhio alla stretta cinese

I beni di lusso francesi sembrano avere una marcia in più. Tendenza positiva per abbigliamento e pelletteria di fascia alta.

29 Marzo 2018 10:14
financialounge -  Ann Steele cina Columbia Threadneedle Investments francia lusso
financialounge -  Ann Steele cina Columbia Threadneedle Investments francia lusso

Il settore dei beni di lusso ha beneficiato, in generale, della crescita globale ma alcune aziende hanno registrato un'espansione in aree redditizie della moda e questo è un trend che vale la pena monitorare. Ne è convinta Ann Steele, Gestore senior di portafoglio azioni europee di Columbia Threadneedle Investments, così com’è persuasa che la gioielleria continuerà a sovraperformare l'orologeria con segnali di innovazione promettenti in questo comparto.

LE SOFT LUXURY MANTENGONO UNO SLANCIO FORTE


“Riteniamo inoltre che beni del tipo ‘soft luxury’, quali abbigliamento e pelletteria di fascia alta, godano di uno slancio forte e persistente” puntualizza la manager che ha analizzato il settore dei beni di lusso che, negli ultimi due anni, ha ripreso a crescere in modo robusto sulla scia dell’espansione economica diffusa a livello globale.

VALUTAZIONI INTERESSANTI


“Le vendite in Cina mostrano un aumento tendenziale e la crescita ha messo a segno un rimbalzo in Giappone e in Europa. Anche le valutazioni appaiono interessanti: il settore esprime un rapporto prezzo/utili (p/e) pari a circa 23 volte. Escludendo Hermès, il cui p/e di 40,53 distorce il quadro generale, il valore complessivo si attesta su 20-21 (in base agli utili attesi per quest’anno, quando il range storico è pari a 18-20” sottolinea Ann Steele che non manca di evidenziare un aspetto di rilievo: all'interno del settore del lusso, vi sono vincitori e vinti.

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LA MARCIA IN PIU’ DEI LUXURY BRAND FRANCESI


Per esempio, mentre la gioielleria ha registrato performance superiori a quelle dell'orologeria, i luxury brand francesi sono andati, in generale, meglio di quelli italiani. Inoltre le attività di fusione e acquisizione (M&A) hanno dimostrato che essere in grado di determinare vantaggi legati alle dimensioni, incrementare il giro d’affari e accrescere la redditività. “Prevediamo quindi che alcune società più piccole saranno vendute: un consolidamento del settore porterà benefici diffusi e rappresenta uno scenario favorevole per gli investimenti” esplicita Ann Steele che conclude la propria analisi indicando i tre principali rischi.

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IL RISCHIO CINESE


“Il primo è rappresentato dalla Cina che, dopo il divieto introdotto dal presidente Xi Jinping, degli ‘omaggi’ di lusso nel 2012 che causarono un forte contraccolpo nelle vendite di orologi, si temono altri interventi del genere. Tuttavia, dato che il governo cinese si è maggiormente orientato verso il mercato dei consumi, questa eventualità appare improbabile” fa sapere la manager che individua nella transizione dal desiderio di proprietà a quello di esperienze il secondo rischio per il settore dei beni di lusso.

LA FIDELIZZAZIONE DEI CONSUMATORI


“Certo, il settore dei viaggi è uno dei maggiori beneficiari, ma questo trend potrebbe finire con avere implicazioni sulle vendite di beni di lusso” specifica Ann Steele che, intravede nell'evoluzione della moda il terzo fattore di rischio. “I produttori di beni di lusso temono che i consumatori possano essere meno orientati ai prodotti di marca. È però vero che questo tipo di cambiamenti emerge con chiarezza e preventivamente e, inoltre, il ciclo della moda è ragionevolmente lungo” conclude la manager.
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