Federal Reserve

Fed, l’interpretazione del mandato di inflazione al 2% è il punto cruciale

I tassi di interesse statunitensi potrebbero salire più delle aspettative per l’inflazione e per il volume delle emissioni di Treasury 2018, circa il doppio del 2017.

21 Marzo 2018 10:30
financialounge -  Federal Reserve inflazione Jerome Powell Mark Holman tassi di interesse treasury TwentyFour Asset Management Vontobel
financialounge -  Federal Reserve inflazione Jerome Powell Mark Holman tassi di interesse treasury TwentyFour Asset Management Vontobel

Sono tante le ragioni che rendono la riunione della Federal Reserve  particolarmente attesa dagli operatori di mercato. In primis i dati macro economici sono in ulteriore miglioramento rispetto all’ultimo meeting e questo potrebbe proiettare le attese sui tassi della Fed su livelli più alti e meno graduali.

LA PRIMA VOLTA DI POWELL


In secondo luogo sarà la prima conferenza stampa del nuovo presidente Jerome Powell e non si può affatto escludere qualche cambiamento nel registro linguistico e nella comunicazione alla comunità finanziaria rispetto a Janet Yellen, sebbene Powell porterà avanti l’attuale politica della banca centrale americana. Ma c’è un atro aspetto, meno enfatizzato finora e che, invece, potrebbe assumere una certa rilevanza.

FOCUS SUL MANDATO DI INFLAZIONE


“La questione cruciale a cui non vediamo l’ora di assistere durante la conferenza stampa riguarda il fatto se la Federal Open Market Committee (l’organismo della Fed deputato a decidere la politica dei tassi USA, ndr) abbia discusso o meno l’interpretazione del suo mandato di inflazione al 2%” fa sapere Mark Holman, CEO di TwentyFour Asset Management (gruppo Vontobel). Il suo riferimento è al fatto che all’inizio di quest’anno erano cominciate a circolare ipotesi in base alle quali la Fed avrebbe potuto modificare il proprio target relativo ai prezzi al consumo dal 2% alla forchetta che va dall’1,5% al 2,5%.

APPROFONDIMENTO
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RICADUTE NEGATIVE SUI TASSI DI INTERESSE


“Si tratterebbe di un cambiamento dall’enorme significato per la Fed e per i mercati: nel momento in cui gli investitori ritenessero possibile che l’inflazione possa salire al 2,5% ciò risulterebbe decisamente negativo per i tassi di interesse” spiega Mark Holman. Non solo. Le fonti di preoccupazione circa un più deciso aumento dei tassi USA restano molteplici. Per esempio, come fa notare, Mark Holman, alcune misure una tantum (come i tagli delle tariffe mobili) che in un primo momento avevano contribuito a limitare i prezzi al consumo nel 2017 hanno fisiologicamente smesso di frenare l’inflazione determinando un aumento del carovita decisamente più forte di quello che ci si aspetta per quest’anno.

EMISSIONI 2018 DI TREASURY DOPPIE RISPETTO AL 2017


“Inoltre, quest’anno prevediamo un sensibile incremento di emissione di Treasury (circa il doppio del volume del 2017). Siamo persuasi che il mercato fisserà il rendimento nei pressi della curva a 2 anni della Fed e, di conseguenza, esiste la possibilità che i rendimenti crescano ancora se le aspettative degli investitori relativamente ai tassi statunitensi si avvicineranno a quelle della Fed” conclude Mark Holman.
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