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Ciclo economico globale in cerca di un orizzonte

Lo scossone di inizio febbraio non sembra aver avuto la forza di impattare un’economia reale in crescita. Ma molti si interrogano sull’orizzonte del ciclo economico e alcuni cominciano a intravedere la fase finale. Intanto occhio all’inflazione e alla Fed di Powell.

23 Febbraio 2018 12:36
financialounge -  ciclo economico EasyWatch Federal Reserve inflazione Jerome Powell
financialounge -  ciclo economico EasyWatch Federal Reserve inflazione Jerome Powell

Il secondo mese del 2018 che si avvia alla conclusione ci racconta che nel cammino di economie e mercati verso la normalizzazione non mancano gli scossoni. Un mese fa ci siamo lasciati con la considerazione che, per proseguire questo viaggio in sicurezza, servono economie che assecondino la navigazione delle banche centrali nelle acque inesplorate del viaggio di ritorno dall’eccezionale stimolo monetario messo in atto per contrastare la Grande Crisi e favorire la ripresa del ciclo economico.

Le indicazioni che arrivano dagli osservatori di mercato e istituzionali non sono univoche. Abbiamo, per esempio, un Fondo Monetario che nel suo più recente assessment ci dice che nonostante la volatilità emersa a inizio febbraio le condizioni finanziarie restano favorevoli alla crescita, con i mercati che continuano a funzionare in modo ordinato: “Ci aspettiamo che la ripresa globale prosegua”.

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Ma abbiamo anche la recentissima survey condotta da BofA Merrill Lynch secondo cui il 70% dei fund manager globali crede che la ripresa economica sia entrata nella fase finale del ciclo. Si tratta del numero più alto da gennaio 2008, quando la crisi finanziaria cominciava a montare.

Da osservare che tipicamente la parte finale del ciclo espansivo coincide con il picco del mercato Toro e precede lo scivolamento in recessione. Qualche settimana fa anche il Wells Fargo Investment Institute aveva ipotizzato che l’economia USA fosse posizionata tra la parte mediana e quella finale del ciclo, una fase segnata da crescita moderata, restrizione creditizia, fiducia di consumatori e imprese ai massimi, inflazione e tassi di interesse in accelerazione. Sono fattori in parte già presenti, e la sbandata dei mercati di inizio febbraio potrebbe non essere un caso isolato. I primi asset ad andare in sofferenza sono ovviamente le azioni.

Tornando ai gestori interpellati da BofA, la componente azionaria sul totale delle masse gestite è scesa a febbraio al 43% dal 55% di gennaio, mentre aumenta il numero di investitori che si protegge con una serie di strumenti contro nuove sbandate del mercato.

Difficile stabilire chi ha ragione. Evidentemente un ciclo economico non può durare all’infinito, ma non c’è una regola sulla durata temporale di una fase di espansione. Come abbiamo scritto un mese fa, l’indicatore da tenere sotto strettissima osservazione è l’inflazione.

Un mese fa si segnalavano focolai che continuavano ad essere avvistati qua e là, oggi assistiamo in America a qualcosa che comincia a somigliare a un trend, con il dato più forte delle attese dei prezzi al consumo di gennaio. Un dato che ha indotto gli economisti di Deutsche Bank a portare a quattro dai tre precedenti i rialzi previsti da parte della Federal Reserve in corso d’anno.

Ma c’è anche chi vede nella turbolenza di inizio febbraio una buona motivazione per astenersi per ora dal muovere il costo del denaro. Come abbiamo scritto nel ‘Caffè Scorretto’ settimanale di FinanciaLounge, sarebbe un pessimo segnale, perché indicherebbe una Banca Centrale poco convinta della sostenibilità della ripresa economica.

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Esattamente tra un mese sapremo come la pensa la nuova Fed targata Jay Powell. Il resto del mondo in questa fase è appeso all’America per direzione e trazione, anche se la dimensione raggiunta dalle economie emergenti, sempre meno dipendenti da quelle sviluppate, può bilanciare meglio che in passato l’altalena del ciclo economico globale.

Articolo tratto dalla rubrica "Cover Story" del mensile EasyWatch. Clicca qui per iscriverti e ricevere la tua copia. 
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