Nonostante la volatilità, per i millennial i bitcoin sono meno rischiosi delle azioni

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21 Febbraio 2018 - 9:45

La natura imprevedibile delle criptovalute non spaventa i giovani, che ritengono i bitcoin più sicuri rispetto al mercato azionario.

Il bitcoin nel 2017 ha sfiorato i 20.000 dollari registrando un balzo pari a 20 volte la quotazione che aveva raggiunto a fine 2016. Ma nel giro di poche settimane il suo prezzo è crollato fino a 6.000 dollari e in questi giorni viaggia tra gli 11.500 e i 12.000 dollari (qui la valutazione aggiornata). La sua natura è imprevedibile e, per questo, ha la caratteristica di essere considerato l’investimento a più alta volatilità. Tuttavia, nonostante la natura imprevedibile delle criptovalute, alcuni millennial (i nati tra il 1980 e fine millennio) ritengono che investire in bitcoin sia meno preoccupante che impiegare denaro nel mercato azionario o altri investimenti tradizionali.

LE COLPE DELLA GRANDE CRISI FINANZIARIA
Un convincimento che poggia sulle conseguenze provocate dal crollo della borsa dopo la grande crisi finanziaria del 2008: basti pensare che, secondo dati di BitcoinSportsbooks.com, oltre l’82% dei millennial dichiara che le proprie decisioni di investimento sono state influenzate dalla Grande Recessione, in occasione della quale sono stati persi 14 mila miliardi di dollari di ricchezza. Molti di loro hanno infatti visto il 50% o più della ricchezza dei loro genitori o dei loro fratelli più grandi cancellata in pochi mesi.

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D’altra parte recenti studi sembrano dimostrare che le persone di età compresa tra i 18 e i 39 anni hanno meno probabilità di investire denaro nel mercato azionario rispetto alle altre generazioni. In base ad uno di questi studi (quello del 2016 citato nel sito finanziario Bankrate), solo uno su tre tra i millennial sta attualmente investendo nel mercato azionario, rispetto al 51% delle persone della generazione precedente, (la Generation X, di età compresa tra i 30 ei 50 anni) e il 48% dei baby boomer.

MILLENNIAL E CRIPTOVALUTE
In parallelo, come ha rivelato un recente sondaggio di Swell Investing, una società di investimento con sede in California specializzata nella costruzione di portafogli orientati alla giustizia sociale, i millennial sembrano molto più disposti di altre generazioni a investire i loro soldi in criptovalute. Il sondaggio, in particolare, chiedeva ai consumatori cosa avrebbero fatto se avessero ricevuto 5.000 da investire tutte insieme in un’unica soluzione. Circa il 12% dei millennial ha indicato una criptovaluta: una percentuale più elevata rispetto a qualsiasi altro tipo di investimento e superiore al 3% indicato invece dagli investitori con età compresa tra 45 e 54 o 55-64. Una possibile spiegazione fornita dagli analisti di settore è che il bitcoin è stato creato dopo la crisi finanziaria del 2008 come un mezzo per scambiare denaro senza fare affidamento sul sistema bancario.

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Questa natura intrinseca del bitcoin, e il sistema decentralizzato che ne è alla base, incorporano la speranza di una nuova economia che mette le persone al di sopra delle società. Si tratta di un peculiarità estremamente allettante per i millennial che hanno assistito alla scomparsa delle loro prospettive lavorative mentre la crisi finanziaria si sviluppava in parallelo con il loro primo ingresso nel mondo del lavoro. Resta il fatto che l’investimento nelle criptovalute permette ai millennial di testare anche la personale resistenza in un mercato volatile. Cioè più o meno quello che hanno vissuto ( e stanno vivendo) molti investitori nelle prime due settimane di febbraio quando gli indici di Borsa hanno accumulato perdite di oltre il 10 per cento.

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