Italia, la crescita globale diffusa è la miglior medicina per uscire dalla crisi

Eurozona
14 Dicembre 2017 - 9:36

L’export del made in Italy è ben distribuito nei principali mercati esteri: una crescita diffusa a livello globale permetterà all’Italia di accelerare il recupero.

Dopo anni in cui la zona euro ha costituito una zavorra per la crescita globale, quest’anno finalmente le cose sono cambiate. Al punto che, in base agli ultimi dati relativi al PIL del terzo trimestre di Italia e, soprattutto, Germania, la zona euro rappresenta uno dei principali driver della crescita globale. La quale, come non succedeva da molti anni, è diffusa e piuttosto equilibrata in tutte le aree geografiche del mondo: in base alle più recenti stime, gli Stati Uniti dovrebbero registrare un aumento del PIL quest’anno del +2,2%, l’Eurozona del +2,3% e il Giappone del +1,8% mentre la Cina dovrebbe attestarsi ad un +6,8% e, più in generale, i mercati emergenti a +5,1%.

Un contesto che, a meno di fattori al momento imprevedibili, potrebbe continuare nei prossimi due anni nei quali gli Stati Uniti dovrebbero leggermente accelerare (+2,2% nel 2018 e +2,3% nel 2019), mentre il Giappone (+1,8% l’anno prossimo e +1,1% nel 2019) e la zona euro (+1,9% nel 2018 e +1,7% ne 2019) dovrebbero lievemente rallentare.

Tuttavia, sebbene la zona euro da ‘locomotiva’ dei paesi sviluppati’ come si appresta a chiudere il 2017, diventasse meno performante rispetto agli Stati Uniti e, l’anno prossimo, al Giappone, per il nostro paese le cose continuerebbero ad andare bene lo stesso.

L’Italia, infatti, mostra un tasso di crescita dell’export molto robusto e ben distribuito in tutte le principali aree del mondo. Nei primi 9 mesi di quest’anno, il giro d’affari estero del made in Italy si è attestato a 331 miliardi di euro, cioè il +7,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma, aspetto ancora più rilevante, il fatturato è stato di 145,5 miliardi al di fuori della UE e di 185,5 miliardi all’interno della UE. Non solo. Nei 5 principali mercati mondiali, il tasso di sviluppo dell’export italiano risulta al di sopra della media UE: negli Stati Uniti +8,7% (contro il +3,5% della media UE), in Cina +25,2% (rispetto al +18,8% UE), in Russia +22,6% (che si confronta con il +21,4% della UE), in Giappone +8,2 (rispetto al +7,2% della media UE) e in India +8,8% (da paragonare al +7,8% della UE).

Pertanto, se le aspettative sulla crescita globale fossero rispettate, nei prossimi due anni il recupero dell’economia del nostro paese potrebbe proseguire più o meno agli stessi ritmi di quest’anno, accelerando il recupero rispetto ai partner europei del gap che abbiamo accumulato dopo la grande crisi economica del 2008-2009.