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Settore petrolifero, meglio le azioni che i titoli high yield

Secondo Richard Turnill c’è valore nelle compagnie del settore petrolifero integrate a livello globale, in particolare in quelle che stanno migliorando i flussi di cassa

22 Novembre 2017 - 9:06
financialounge - news
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“In ambito azionario, preferiamo la tecnologia e la finanza, ma stiamo trovando interessanti opportunità nel settore petrolifero nella convinzione che le aziende siano passate da una mentalità di crescita a tutti i costi alla disciplina degli investimenti. Ci piacciono le compagnie del settore petrolifero integrate a livello globale, alcune delle quali stanno migliorando i flussi di cassa” dichiara, nel commento settimanale al mercato dal titolo ‘A taming of the oil bull’, Richard Turnill, BlackRock’s Global Chief Investment Strategist, che, al contrario, è neutrale sulle obbligazioni high yield del settore energetico.

In questo ambito, lo strategist preferisce le società di esplorazione alle compagnie di servizi: le prime evidenziano flussi di cassa stabili mentre le seconde lottano per riuscire ad ottenere un potere di determinazione dei prezzi.

Le convinzioni espresse da Richard Turnill partono dalla constatazione che, in vista della riunione a fine mese dell’Opec (l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio) è possibile che i prezzi del petrolio restino stazionari sugli attuali livelli, qualora venissero prorogati al 2018 i tagli di produzione in vigore: in caso contrario le quotazioni petrolifere potrebbe invece scendere nell’immediato.

“Abbiamo già assistito a questo tipo di movimento asimmetrico dei prezzi: le quotazioni sono aumentate in previsione dei precedenti tagli di produzione, solo per diminuire o scambiare in modo stabile dopo le decisioni dell'OPEC. Con i tagli scontati, una decisione che qualora dovesse non prorogare i tagli di produzione potrebbe risultare ancora più dolorosa per i prezzi del greggio” spiega lo strategist. In ogni caso, Richard Turnill ritiene che il rialzo dei prezzi sarà moderato anche se l’Opec dovesse propendere per un’estensione al 2018 dei tagli produttivi.

“Le principali agenzie petrolifere globali prevedono che l'offerta non OPEC aumenterà l'anno prossimo, facendo pressione sui prezzi del petrolio. Inoltre anche i produttori di shale negli Stati Uniti potrebbe incrementare la produzione: una riduzione delle strozzature logistiche causate dai recenti uragani dovrebbe peraltro aumentare le esportazioni di petrolio degli Stati Uniti, incrementando l'offerta globale. Tuttavia, le crescenti tensioni in Medio Oriente tra Arabia Saudita e Iran e una domanda di petrolio superiore alle attese potrebbero far salire i prezzi nel breve periodo. Le sfide a lungo termine per il petrolio riguardano invece l'aumento dei veicoli elettrici e altri metodi di trasporto a basse emissioni di carbonio” conclude Richard Turnill.
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