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Gestione attiva e gestione passiva, perché ETF e fondi sono complementari

La selezione dei prodotti resta centrale: l’importante è sapere in quali casi sfruttare le competenze di un gestore attivo e in quali, invece, usare fondi passivi a basso costo.

17 Ottobre 2017 15:03
financialounge -  ETC ETF ETP fondi comuni gestione attiva gestione passiva stile di gestione
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Nell’articolo “Le ragioni della gestione attiva e della gestione passiva“ abbiamo illustrato le caratteristiche, i punti di forza e quelli critici dei fondi a gestione attiva e degli ETP, l’insieme aggregato di ETF, ETC e ETN che replicano un preciso indice azionario, obbligazionario o delle commodity. In questo articolo cercheremo, invece, di approfondire come individuare il prodotto più efficace all’interno di una specifica asset class. La domanda da porsi, quindi, è la seguente: cosa scegliere tra fondi comuni, comparti di SICAV e ETP per raggiungere l’obiettivo di investimento? Per rispondere partiamo dai risultati di un recente studio di Lyxor, che analizza con frequenza trimestrale le performance di 3.871 fondi attivi domiciliati in Europa (con masse in gestione complessive pari a circa 1.300 miliardi di euro). Secondo questa ricerca, nel secondo trimestre 2017 il 55% dei gestori attivi ha registrato performance superiori al rispettivo benchmark, ovvero all’indice di riferimento di mercato. Un dato in miglioramento se confrontato con il 52% del primo trimestre di quest’anno e, soprattutto, rispetto al 28% registrato alla fine del 2016.

GESTIONE ATTIVA AZIONARIA: UNA MARCIA IN PIU'
Analizzando più nel dettaglio i dati, spicca però un’importante differenza di andamento tra le gestione attiva azionaria e quella attiva obbligazionaria. Infatti i gestori azionari attivi vantano un 63% di successo rispetto al benchmark nel secondo trimestre, con i manager che operano sull’azionario globale, su large e mid cap europee, e sui titoli britannici che hanno registrato le percentuali di overperformance superiori. Inoltre si conferma che la gestione attiva tende ancora a essere più efficiente nei segmenti di mercato meno liquidi (le piccole e micro imprese, alcuni singoli Paesi emergenti, ecc). Per contro, i gestori obbligazionari sono stati penalizzati dal persistente contesto di bassi tassi d'interesse. Solo il 35% della categoria ha infatti sovraperformato nel secondo trimestre: una netta inversione di tendenza rispetto al 53% osservato nei primi tre mesi dell'anno. Tra i segmenti del mercato obbligazionario dove i gestori attivi hanno sofferto di più (e, quindi, sono riusciti a fare meno bene rispetto al relativo benchmark) figurano il debito emergente e l’high yield in euro.

FONDI, SICAV E ETF SI CONFERMANO COMPLEMENTARI
"I risultati del nostro studio sottolineano la centralità della selezione dei fondi. Sapere dove poter sfruttare le competenze di un gestore attivo e dove trovare fondi passivi a basso costo può essere determinante. Questo studio può davvero aiutare gli investitori a fare le scelte giuste", ha commentato Marlene Hassine, Head of ETF Research di Lyxor. Infatti, se è vero che le percentuali di successo dei fondi a gestione attiva sono risultate (complessivamente) in aumento nel secondo trimestre di quest’anno, la competitività degli ETF è confermata. Se la gestione attiva (in particolare quella a indirizzo azionario) può fornire opportunità di extra rendimento rispetto agli indici di mercato, gli ETF garantiscono ai risparmiatori, sempre e comunque, la possibilità di essere correttamente investiti in un preciso mercato con costi ridotti. Stesso discorso per le scelte in ambito obbligazionario.  Alla luce anche dei risultati di questo studio, si conferma quindi la complementarietà tra fondi a gestione attiva e ETF. Si può cioè costruire un portafoglio diversificato per asset class (azioni, obbligazioni, valute, materie prime, ecc.) e per area geografica utilizzando sia gli ETF sia i fondi a gestione attiva. All’interno del portafoglio, i primi avranno la funzione di coprire, a costi ridotti, quei mercati dove è più difficile generare extra rendimento con la gestione attiva. I fondi, invece, verranno sfruttati per ottenere valore aggiunto nei settori in cui hanno dimostrato di saper fare meglio rispetto agli ETF di categoria.

MIFID II, PIU' TRASPARENZA SUI COSTI SOSTENUTI DAL CLIENTE
Con l'entrata in vigore della normativa MIFID II il prossimo 3 gennaio 2018, il dettaglio dei costi che la banca, la SIM o la società di gestione dovrà comunicare al cliente assumerà un ruolo ancora più importante . Un resoconto nel quale gli intermediari dovranno specificare i costi e gli oneri ai clienti sia ex ante (cioè in forma preventiva prima dell’inizio degli investimenti) che ex post (in modo da verificare sul campo gli effettivi costi sostenuti) relativamente sia a tutte le spese e agli oneri connessi applicati dall’impresa di investimento relativi ai servizi di investimento e/o servizi accessori prestati al cliente e sia tutti i costi e gli oneri relativi alla realizzazione e gestione degli strumenti finanziari.

IL RUOLO CENTRALE DEL CONSULENTE FINANZIARIO
Resta il fatto che, per allestire un portafoglio efficiente, occorre saper sapientemente calibrare quanti e quali ETF e fondi utilizzare e, se non se ne hanno le competenze, è opportuno avvalersi di un consulente di fiducia. Quest’ultimo potrà costruire, partendo dalle esigenze dell’investitore e tenendo conto della sua propensione al rischio e dell’orizzonte temporale, il giardinetto su misura e sarà in grado di assicurarne la manutenzione nel tempo (in termini di modifiche delle posizioni in portafoglio) in funzione degli andamenti del mercato e delle esigenze della famiglia.
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