Mercati emergenti, come trovare rendimenti allettanti anche nel 2018

banche centrali
16 Ottobre 2017 - 10:36

Fondamentali macro migliorati, valutazioni più alte, maggiore volatilità e implicazioni politiche richiederanno uno sforzo maggiore per rendimenti alti nei mercati emergenti anche nel 2018.

Nei mercati emergenti, la combinazione di migliori fondamentali macro economici, di valutazioni di mercato più elevate, di maggiore volatilità potenziale a livello globale e possibili implicazioni politiche e geopolitiche potrebbe significare che gli investitori debbano ritrovarsi a fare più fatica nel trovare rendimenti attraenti anche nel 2018.

“Per soddisfare gli obiettivi di rendimento, gli investitori che puntano sui mercati emergenti dovrebbero modificare il focus del portafoglio, allontanandosi dal guadagno semplice tramite il beta (andamento direzionale del mercato) e puntando in modo più ampio sulle opportunità di catturare alpha (extra rendimento rispetto alla media di mercato)” specifica Lupin Rahman, Responsabile del Credito Sovrano dei Mercati Emergenti di PIMCO.

L’esperta di PIMCO, che si aspetta un ulteriore miglioramento dello scenario macro dei mercati emergenti (poiché tali economie sono in una fase diversa del ciclo economico, rispetto a quelle sviluppate e stanno ancora beneficiando di condizioni politiche globali relativamente facili), osserva sullo sfondo il delinearsi di alcuni ostacoli che renderanno le scelte di portafoglio più difficili per conseguire rendimenti di un certo livello anche il prossimo anno.

“Nonostante le migliori condizioni macroeconomiche nei mercati emergenti, i rischi non mancano” afferma infatti Lupin Rahman, il cui primo riferimento è al ritiro del sostegno monetario straordinario da parte delle banche centrali dei paesi sviluppati, in particolare quello della Federal Reserve, e il rallentamento della crescita del credito in Cina.

“I flussi in entrata nei mercati emergenti, sono stati fortemente correlati con la bassa volatilità del mercato che è frutto delle politiche monetarie accomodanti e con l’espansione del bilancio delle banche centrali. È pertanto ragionevole prevedere che, dal momento che tali fattori dovrebbero gradualmente venire a mancare nei prossimi trimestri, i mercati emergenti possono dover affrontare venti contrari” puntualizza l’esperta che non trascura un altro importante particolare.

“La maggior parte degli afflussi nei mercati emergenti è stata effettuata tramite investimenti di portafoglio piuttosto che investimenti esteri diretti e con ETF piuttosto che tramite fondi gestiti attivamente. Ciò suggerisce che alcuni investitori potrebbero essere animati dall’inseguire i rendimenti temporanei nei mercati emergenti piuttosto che investire a lungo termine”.

Infine, ma non meno rilevante, il pesante calendario elettorale (con appuntamenti alle urne dal Messico al Brasile, dalla Russia al Sudafrica, fino all’Argentina) rischia di mantenere il rischio politico elevato il prossimo anno nei principali mercati emergenti.