Pagamenti in Cina, contanti addio. Ora tocca all’Europa?

Alipay
18 Settembre 2017 - 10:19

Nelle grandi città cinesi il principale metodo di pagamento è basato sullo smartphone, grazie ai servizi offerti da WeChat e Alipay.

La fine dei contanti è vicina? Per quanto riguarda le metropoli della Cina, la risposta è sì. E potrebbe trattarsi di uno scenario prossimo anche nel resto del mondo. Attualmente a Shanghai, Pechino e Tianjin pagare con una banconota equivale a leggere le notizie sul Televideo: non è vietato, ma chi lo fa viene considerato… un po’ strano.

Anche nel mondo occidentale il fenomeno dei pagamenti elettronici è un tema di grande attualità. I colossi della Silicon Valley si stanno sfidando a colpi di app per conquistare nuovi consumatori. Apple Pay, WhatsApp Payments, Android Pay sono solo alcuni esempi di questi tentativi, e ovviamente Facebook (che ha lanciato in usa un sistema di pagamenti tramite Messanger) e Amazon non stanno a guardare.

In ogni caso, per tutti il modello da seguire arriva dalla Cina, dove lo smartphone ha sostituito non solo i contanti, ma anche le carte di credito. La rivoluzione che ha portato al dominio di Alipay e WeChat, rispettivamente di proprietà di Alibaba e Tencent, è partita tre anni fa. Queste due aziende hanno realizzato il sogno di Zuckerberg, Bezos e soci: permettere ai propri “iscritti” di effettuare pagamenti senza abbandonare i propri social o siti, diventato dei veri e propri “portafogli virtuali” anche per saldare conti da pochi euro. Oggi, in una grande città cinese, dopo aver pranzato il cameriere offre tre opzioni di pagamento: Alipay, WeChat e, solo per ultima, i contanti.

Per comprendere la portata del fenomeno dei pagamenti in mobilità in Cina basta pensare che, nel 2016, le transazioni con smartphone hanno raggiunto un valore di 5.500 miliardi di dollari, circa 50 volte i 112 miliardi spesi negli USA, secondo i dati forniti da iResearch. Secondo altri dati, le due società cinesi che dominano questo mercato nei prossimi anni arriveranno a superare la mole di transazioni globali di mostri sacri come Visa e Mastercard.

Ad attirare i consumatori verso questo metodo di pagamento “smart” è l’abbattimento dei costi, che può essere sfruttato anche dai piccoli negozianti. E, come succede già per le banche che non a caso stanno soffrendo molto questo tipo di concorrenza, abbattere i costi significa far scoprire ai consumatori soluzioni alternative, non gravate da pesanti commissioni per movimenti o altro.
In Cina il sistema di pagamenti con lo smartphone è talmente diffuso che anche gli artisti di strada, come racconta il giornalista Paul Mozur del New York Times, raccolgono le offerte dei passanti esponendo il proprio QR code.

Se in Italia Apple Pay sembra essere in vantaggio sui concorrenti, c’è già chi, nel resto d’Europa e negli USA, ha fatto un passo avanti rispetto all’utilizzo dello smartphone. È il caso dell’azienda americana Three Square Market, i cui 50 dipendenti hanno accettato di farsi impiantare un chip sottopelle per poter acquistare bibite e merendine dai distributori automatici con la sola imposizione delle mani, anzi del dito.

Oppure dell’azienda svedese Epicenter, dove i dipendenti non usano il chip sottopelle per i pagamenti, ma riescono comunque a sbloccare stampanti e fotocopiatrici. E ovviamente il tema dei pagamenti ad alto contenuto tecnologico è anche al centro di interessanti e innovative idee di investimento, principalmente nei cosiddetti “pure player”.
Alla luce di quanto sta accadendo in Cina, la domanda da porsi è: le grandi società dell’hi-tech occidentali cercheranno di replicare questo modello anche nei paesi sviluppati? Come per la domanda iniziale sui contanti, la risposta è sì. E anche in Europa le banconote potrebbero non più venire contate ma, piuttosto, avere gli anni contati.

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