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Obbligazioni high yield USA, tasso di default atteso al 3% a dicembre

Se dal calcolo dei default degli high yield USA di questi due anni si escludono i settori energetico e dei materiali, si è in linea con i livelli bassi degli ultimi anni.

3 Agosto 2017 - 9:48
financialounge - news
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È probabile che i tassi di default delle obbligazioni high yield negli USA possano proseguire nel loro trend al ribasso nei prossimi trimestri sebbene ad un ritmo più blando rispetto a quello osservato in questi primi mesi del 2017. Ne sono convinti gli esperti di Amundi secondo i quali tale scenario sembrerebbe essere in linea non solo con le indicazioni dei fattori top down (macro economici), ma anche con i fattori bottom-up (relativi allo stato di salute delle singole aziende) e con quelli del mercato.

“A gennaio, il tasso di default per le imprese americane high yield è stato del 5,9%, raggiungendo il picco di quello che viene definito l’attuale ‘mini-ciclo’ dei default. Il tasso è poi sceso a marzo al 4,7%, per toccare poi il 3,8% a giugno: le ultime previsioni delle agenzie di rating indicano il 3% circa per il dicembre di quest'anno, in linea con le nostre previsioni riviste al ribasso in funzione degli indicatori anticipatori sui default” spiegano i professionisti di Amundi per i quali, fatta eccezione per le materie prime, il settore della distribuzione sembra evidenziare alcuni segnali di stress, anche se il mese scorso sono stati registrati solo alcuni casi di default.

L’agenzia Moody's prevede nei prossimi 12 mesi un tasso di default del 4,5% per i dettaglianti e del 7% per il settore dei media: settori che però rappresentano, rispettivamente, il 3,7% e il 4,7% delle obbligazioni high yield statunitensi, quindi con ponderazioni inferiori al 14% del settore energetico e al 5% del settore metallurgico ed estrattivo.

Sempre secondo gli esperti di Amundi, la riduzione dei tassi di default negli Stati Uniti dovrebbe essere accompagnato da uno scenario ancora piuttosto positivo per le obbligazioni high yield europee. “Negli ultimi anni l'Europa non ha seguito gli Stati Uniti nel mini-ciclo guidato dalle materie prime ed è rimasta su livelli ciclici bassi che dovrebbero trovare conferma anche nei prossimi trimestri” concludono i professionisti di Amundi.
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