Emozioni e investimenti: 7 consigli per evitare brutte sorprese

emotività
3 Luglio 2017 - 0:01

Mente e cuore tendono delle trappole che ci fanno essere dei cattivi investitori: quali sono e come evitarle per preservare i nostri risparmi.

Crisi economica, incertezza dei mercati, congiunture sfavorevoli. Secondo molti, sono questi gli aspetti che complicano di più le scelte d’investimento. In realtà, secondo numerosi studi, il primo nemico di ogni investitore è molto più vicino a noi di quanto si pensi: è la natura umana. Sì, perché mente e cuore possono tendere delle trappole che ci portano a conclusioni fuorvianti e, in definitiva, a essere dei “cattivi” investitori.

Negli ultimi anni la finanza comportamentale ha fatto passi da gigante, arrivando a inquadrare una serie di problematiche. Qui le notizie sono due: una buona e una cattiva. Quella cattiva è che le “trappole” sono molto comuni e tutti noi tendiamo a rimanerne vittima. La notizia buona, tuttavia, è che questi errori sono sistematici e prevedibili, e con un po’ di accortezza è possibile evitarli.

Il primo passo da compiere è conoscere se stessi e gli errori in cui tendiamo a cadere più spesso: per aiutarci in questo percorso, Schroders ha messo a punto un rapido test che ci permette di misurare il nostro QI d’investimento. Ma ora, come promesso nel titolo, vediamo quali sono i 7 “peccati” (non capitali, ma che intaccano il nostro capitale) in cui cadiamo più spesso e come evitare di cogliere la mela dell’investimento sbagliato:

1) EFFETTO GREGGE Siamo convinti che gli altri sappiano qualcosa che noi non sappiamo e, solo per questo motivo, seguiamo in modo passivo e irrazionale il loro comportamento, quello del “gregge” appunto. Ma si tratta di una scelta completamente immotivata, perché non sempre ciò che fa la massa è corretto. Se un trend d’investimento è in atto da molto tempo, per esempio, con molta probabilità non è già più un buon investimento. Per questo, quando osserviamo un fenomeno del genere, è sempre bene fermarsi e chiedersi: “Perché tutti si comportano così? Cosa c’è dietro?”

2) AVVERSIONE ALLE PERDITE – Questo atteggiamento ci porta a precluderci delle vittorie per non provare il dispiacere della sconfitta. Per capirci, tendiamo a mantenere troppo a lungo un investimento in picchiata per non “ammettere” la perdita, oppure vendiamo troppo presto un titolo che sta guadagnando per paura di non incassare, ma così facendo perdiamo i ricavi dell’ulteriore rialzo. Un modo per non cadere in questa trappola è guardare oltre il rendimento di breve periodo, ricordarsi il motivo per cui abbiamo investito (l’obiettivo iniziale) e prendere tempo prima di qualsiasi decisione importante.

3) ECCESSO DI EUFORIA – È la tendenza a sopravvalutare le nostre capacità, in qualche modo simile alla sensazione provata da chi si mette alla guida di un’auto sotto l’effetto di alcol o droga e crede di essere il miglior pilota su piazza. Quindi, prima di schiantarci con la nostra auto imbottita di sudati risparmi, sotto l’effetto inebriante dei nostri presunti super poteri di trader, è bene fermarci e soppesare con attenzione i rischi connessi all’investimento. Tenere bene a mente che le cose non vanno sempre come previsto, e che diversificare gli investimenti è l’unico modo per attenuare i rischi, è un buon antidoto all’euforia.

4) FAI DA TE – Questa trappola è parente molto stretta dell’eccesso di euforia. Anche in questo caso prevale l’eccessiva fiducia in noi stessi, la credenza di avere un “sesto senso” per gli affari che ci porta a fare scelte di pancia. Ma nel mondo degli investimenti, come insegna l’esperienza del pilota di Formula 1 Marc Genè che Pictet AM ha portato al Salone del Risparmio, il sangue freddo è fondamentale. Per ovviare a questo problema, e alla maggior parte di quelli illustrati in questo elenco, è bene rivolgersi a un consulente che può riportarci con i piedi ben piantati a terra.

5) PRINCIPIO DI FAMILIARITÁ – Conoscere bene un determinato asset non significa che questo sia migliore degli altri. Ma spesso tendiamo a scegliere investimenti (per esempio i BTP) che conosciamo, trascurandone altri che hanno rendimenti migliori solo perché sono fuori dal nostro radar. Il consiglio è, quindi, togliersi le pantofole da investitore abitudinario e mettere la testa fuori dall’uscio per vedere se ci sono opzioni più convenienti, ovviamente dopo aver soppesato attentamente pro e contro.

6) PRESENT BIAS – Soprattutto quando siamo giovani, tendiamo a non pensiamo al nostro avvenire. Siamo convinti che l’unica cosa che conti sia il “qui e ora” e che le nostre esigenze, in futuro, non cambieranno. Per questo motivo, nonostante la pensione statale sia tutt’altro che sicura, molti di noi non hanno ancora cominciato a investire per avere una rendita per quando smetteremo di lavorare. Il trucco per uscire da questa sorta di sindrome di Peter Pan del risparmiatore è dare più spazio alla parte del nostro io che, invece, pensa a quando saremo vecchi e, per esempio, avremo bisogno di un’entrata non solo per vivere ma per garantirci delle buone cure sanitarie.

7) ANSIA – È forse la “madre” di tutte le trappole mentali che si frappongono tra noi e un investimento intelligente. I mercati sono notoriamente fluttuanti e se non controlliamo l’ansia rischiamo di farci molto male. Per esempio, di fronte a una perdita potremmo cambiare d’impulso strategia, con tutte le conseguenze negative in termini di stress e di commissioni da pagare per entrare e uscire da un investimento. Quindi, anche in questo caso il consiglio è non perdere l’obiettivo iniziale e restare fedeli al nostro piano di investimento, magari chiedendo un consiglio a un consulente finanziario.