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Guadagnare rispettando l’ambiente: si può fare (e conviene)

L’attenzione verso gli investimenti responsabili è in crescita: i numeri dimostrano che non si tratta solo di una moda, ma di una scelta ponderata e vincente.

22 Maggio 2017 00:01
financialounge -  ambiente cambiamenti climatici ESG investimenti responsabili sostenibilità SRI
financialounge -  ambiente cambiamenti climatici ESG investimenti responsabili sostenibilità SRI

Negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di risparmiatori ha inserito la responsabilità sociale e ambientale tra i criteri da prendere in considerazione prima di effettuare una scelta di investimento. Una decisione in linea con la crescita della sensibilità verso i temi etici che, in generale, sta caratterizzando la società. Ma a ben guardare non si tratta solamente di una scelta di pura responsabilità, che in ogni caso sarebbe encomiabile. Se si guardano i numeri, infatti, si scopre che le aziende che rispettano criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nella maggior parte dei casi forniscono performance di rendimento migliori rispetto a quelle che non lo fanno. In base ai freddi numeri, insomma, si rivelano essere non solo investimenti eticamente corretti ma anche convenienti. Un dettaglio non trascurabile in un contesto economico in cui, dopo la crisi del 2008, i rendimenti azionari e obbligazionari sono più bassi rispetto al passato.

I NUMERI – Se già nel XVIII secolo alcune correnti del protestantesimo europeo denunciavano l’incompatibilità tra cristianesimo e attività come commercio di armi, alcol e gioco d’azzardo, il boom degli investimenti SRI (acronimo inglese di sustainable responsible investment) risale agli anni ’90. Secondo il report 2016 di Vigeo, in Europa 158 miliardi di euro sono investiti in fondi responsabili con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. La Francia si conferma il mercato più maturo con 432 fondi e 58 miliardi investiti. Seguono Regno Unito, Olanda e Svizzera con, rispettivamente, 18, 16 e 14 miliardi di euro affidati a fondi “verdi”.

[caption id="attachment_115279" align="alignnone" width="608"]Risparmio investito in asset con criteri ESG nel 2016 in Europa (Fonte: Vigeo) Risparmio investito in asset con criteri ESG nel 2016 in Europa (Fonte: Vigeo)[/caption]

LA SITUAZIONE IN ITALIA - Seppur in ritardo rispetto ai paesi leader, anche in Italia sta lentamente aumentando l’attenzione verso gli investimenti responsabili: i fondi con criteri ESG, secondo la stessa ricerca, sono passati dai 12 del 2014 ai 19 del 2015 fino agli attuali 17. Un lieve calo che non ha però intaccato la crescita del volume di risparmio gestito, arrivato a 5 miliardi di euro nel 2016 pari a una fetta di mercato del 2,2% (in Olanda la quota è del 42,9%). Tuttavia, il movimento è in salute anche nel nostro paese, come dimostra l’attività di Etica Sgr, che si occupa esclusivamente di questo tipo di investimenti. E di investimenti responsabili si è parlato ampiamente anche durante il Salone del Risparmio.

MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA – Un’altra ricerca, condotta dalla ONG britannica "Asset Owners Disclosure Project", ha evidenziato che per la prima volta la maggioranza degli investitori istituzionali mondiali ha incluso nelle proprie analisi fattori di pericolo legati al cambiamento climatico. Fra i primi 50 gestori globali, che rappresentano il 70% del totale degli asset in gestione, solo tre fondi statunitensi hanno deciso di ignorare questo fattore.

RENDIMENTI VERDI – Investire in aziende (o stati) che rispettano criteri ambientali e di responsabilità sociale non significa rinunciare ai rendimenti. Anzi. Le due cose (rendimento e responsabilità) vanno di pari passo, soprattutto se si guarda al lungo periodo. Evitare rischi reputazionali, prestare attenzione alla destinazione degli investimenti e perseguire una maggiore consapevolezza rende l’investimento più sicuro. Un assunto confermato dall’analisi condotta dalla Harvard business school, secondo cui le aziende con rating più elevati di responsabilità sociale generano rendimenti positivi in termini di performance azionaria, anche nei periodi di crisi.

[caption id="attachment_115282" align="alignnone" width="618"]Andamento finanziario di imprese più responsabili (High) e imprese meno responsabili (Low). (Fonte: Harvard business school, 2011) Andamento finanziario di imprese più responsabili (High) e imprese meno responsabili (Low). (Fonte: Harvard business school, 2011)[/caption]

LE SCELTE – Lo hanno capito anche i professionisti del mondo dell’investimento. Quattrocento di loro, intervistati dalla stessa Harvard business school, hanno dichiarato di considerare i criteri ESG utili a determinare il rischio legato a un’azienda in termini di performance d’investimento. Se è vero che le cosiddette sin stocks (le azioni del peccato) sono in grado di generare rendimenti interessanti, perché non optare per un investimento che unisce rispetto dell’ambiente e guadagno? Lo ha capito da tempo, per esempio, il fondo sovrano della Norvegia. L’NBIM, che gestisce qualcosa come 905 miliardi di dollari, nel 2016 ha disinvestito su 10 aziende coinvolte nel business del carbone sostenendo che “un buon governo societario e pratiche commerciali sostenibili contribuiranno a maggiori rendimenti a lungo termine”. O ancora, dalla parte delle SGR, Amundi, che ha creato il più grande fondo di green bond dedicato ai mercati emergenti. Senza dimenticare, poi, che il tema del rispetto ambientale è particolarmente sentito dalla generazione dei millenials che, di fatto, saranno i risparmiatori del futuro.
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