Edoardo Ugolini

Referendum, il vero problema sarebbe una vittoria schiacciante del NO

Il fronte del NO appare in vantaggio su quello del SI ma la situazione più pericolosa per mercati e investitori sarebbe una vittoria del NO in modo schiacciante.

22 Novembre 2016 09:18
financialounge -  Edoardo Ugolini italia referendum Zest Asset Management
financialounge -  Edoardo Ugolini italia referendum Zest Asset Management

Soltanto nel caso di una vittoria schiacciante del NO al prossimo referendum costituzionale italiano (per esempio 61% contro i 39% del SI) sarebbe opportuno continuare a restare neutrali sugli assets italiani.

Sintetizza così Edoardo Ugolini, Portfolio Manager di Zest Asset Management, la conclusione della sua analisi circa il possibile impatto sui mercati derivante dell’esito del referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre in Italia. Un’analisi che, se vincesse il SI, sarebbe probabilmente più semplice da decifrare: il governo Renzi resterebbe in carica e tenterebbe di modificare la legge elettorale e, in questo scenario, sarebbero possibili elezioni nel 2017, senza che queste siano una fonte di profonda incertezza.

Se al contrario fosse il NO a vincere lo scenario sarebbe più complesso. Infatti il fronte del NO è frammentato e molto eterogeneo con obiettivi politici profondamente diversi e, soprattutto, senza una maggioranza in Parlamento anche qualora, cosa tutt’altro che probabile, riuscissero a coalizzarsi tra di loro in qualche modo. Matteo Renzi potrebbe dimettersi da Primo Ministro, ma non da segretario del Partito Democratico e, in virtù del fatto che il suo partito preserverebbe la maggioranza della Camera, rimarrebbe la persona di riferimento per ogni nuovo equilibrio post referendum.

L’eventualità di elezioni immediate sembrerebbe non percorribile anche perché il sistema elettorale per la Camera (Italicum) è maggioritario, mentre quello del Senato proporzionale e così una maggioranza è virtualmente impossibile. È invece probabile che possa nascere un governo di breve termine con lo scopo di varare una nuova legge elettorale per la Camera e per il Senato: ogni sistema elettorale futuro dovrà però superare l’approvazione di Renzi e così anche il prossimo Governo.

Secondo Edoardo Ugolini, si può pertanto concludere che una vittoria del NO il 4 dicembre non travolgente (intorno al 55% contro il 45% del SI) lascerebbe e Matteo Renzi e al Partito Democratico la golden share del Governo: solo nel caso di vittoria schiacciante del NO (per esempio 61% contro 39% del NO) potrebbe costringere Renzi a perdere il controllo sul suo Partito determinando una situazione molto più complessa e turbolenta.

Che fare in termini di scelte di portafoglio?

“Prima del Referendum è prudente non avere sovra esposizione ad attivi italiani (in particolare sui BTP a più lunga scadenza e sulle azioni bancarie). Se vincesse il SI, naturalmente varrebbe la pena sfruttare le sotto valutazioni degli asset italiani che sono stati spinti al ribasso proprio per l’incertezza politica. Al contrario, in caso di vittoria del NO, che provochi una allargamento dello spread (differenziale di rendimento dei titoli di stato italiani rispetto ai bund tedeschi) e una correzione del mercato azionario, come nel caso di Brexit e della vittoria di Trump, per l’investitore audace e con tolleranza al rischio sarebbe la terza opportunità di acquisto dell’anno” risponde Edoardo Ugolini che sottolinea come, in caso di vittoria schiacciante del NO, il rischio Italia crescerebbe significativamente suggerendo di non entrare sugli attivi italiani.

** Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da Zest Asset Management Sicav

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