Poco rischio e voglia di alti rendimenti, le contraddizioni degli italiani

Antonio Bottillo
31 Maggio 2016 - 17:46

Nei 10 anni tra il giugno 2001 e il giugno 2011 un risparmiatore italiano avrebbe potuto guadagnare in media ogni anno tra il 2,62% (se avesse investito anno dopo anno in BOT), e il 4,63% (se invece avesse acquistato il BTP decennale mantenendolo fino alla scadenza) passando per il 3,64% (se invece avesse comperato il BTP quinquennale a giugno 2001 e rinnovato l’investimento nel giugno 2006).

Ma dal 2011, dopo la fiammata dei rendimenti seguente alla crisi del debito sovrano della zona euro dell’estate 2011 (che portò i tassi dei BOT e dei BTP al 7% annuo), si è assistito ad un rapido ridimensionamento dei rendimenti dei titoli di stato italiani. Attualmente il BTP scadenza 1.6.2026 offre un tasso annuo dell’1,43%, il BTP scadenza 1.6.2021 un rendimento dello 0,43% all’anno e il BOT è addirittura in territorio negativo (-0,16%).

Riuscire a trovare fonti di rendimento di una certa consistenza è sempre più difficile e, nel momento in cui si trovano (dai corporate bond agli high yield, dai titoli dei mercati emergenti fino alle azioni), occorre mettere inevitabilmente in conto un più elevato grado di accettazione del rischio e un orizzonte temporale di almeno tre anni (se non di cinque), per dare modo agli investimenti di dare i frutti attesi. Peccato che gli italiani abbiano in questo ambito le idee piuttosto confuse.

La nuova ricerca sugli investitori privati effettuata da Natixis Global Asset Management ha infatti messo in evidenza tutte le contraddizioni degli investitori che hanno esagerate aspettative di rendimento ma poco appetito per il rischio. In Italia, in particolare, gli investitori dichiarano di aver bisogno di rendimenti medi del 9,9% all’anno, un aumento rispetto allo scorso anno quando il rendimento medio richiesto dagli italiani era del 9,1%. Questa elevata e irrealistica aspettativa di performance è peraltro in palese contrasto con l’atteggiamento degli investitori e la loro tradizionale avversione al rischio: il 77% degli italiani intervistati si dichiara prudente, l’82% se costretto a scegliere preferirebbe la sicurezza rispetto alla performance e per il 67% la protezione del capitale è più importante della crescita del patrimonio. Inoltre emergono informazioni non corrette. I fondi indicizzati e gli ETF, per esempio, continuano a essere apprezzati dagli investitori italiani che li ritengono più convenienti (62%) e utili a minimizzare le perdite (67%).

“Vediamo che molti investitori fanno un eccessivo affidamento sugli investimenti passivi attribuendogli erroneamente dei benefici che in realtà non hanno, in particolare quando si tratta di aumentare la diversificazione e minimizzare le perdite” tiene a precisare Antonio Bottillo, Country Head ed Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Global Asset Management, secondo il quale tale atteggiamento può far perdere l’opportunità di costruire portafogli che possano affrontare meglio mercati volatili.

Per Antonio Bottillo, infatti, è fondamentale essere consapevoli di tutti i rischi di un portafoglio poiché solo così si evitano scelte emotive di fronte agli alti e bassi dei mercati. “Sebbene gli obiettivi e desideri non sembrano coincidere con le decisioni di investimento. ora gli investitori sembrano però più consapevoli dei loro obiettivi di lungo periodo e sono pronti ad attivarsi per raggiungere la loro sicurezza finanziaria post-pensionamento. Il loro successo passa da una migliore comprensione degli investimenti e da una nuova relazione con i consulenti” conclude Antonio Bottillo.