Assogestioni

Risparmio gestito, la spinta maggiore ora è dal retail

23 Giugno 2015 15:24
financialounge -  Assogestioni Fondi azionari Fondi bilanciati fondi flessibili Fondi obbligazionari raccolta netta risparmio gestito
financialounge -  Assogestioni Fondi azionari Fondi bilanciati fondi flessibili Fondi obbligazionari raccolta netta risparmio gestito
Oltre l’84 per cento. A tanto ammonta la percentuale sul totale mensile della raccolta netta di maggio dell’intera industria del risparmio gestito in Italia che ha fatto capo alla clientela retail. Infatti, su un totale di 16,5 miliardi di euro raccolti nel mese, ben 13,9 sono stati incamerati dai fondi comuni e della sicav (11,6 miliardi) e dalle gestioni patrimoniali dedicate al retail (2,3 miliardi): i restanti 2,6 miliardi sono invece il saldo complessivo relativo alle gestioni patrimoniali per gli investitori istituzionali.

È questo forse il dato più significativo tra quelli che Assogestioni ha diffuso stamani sull’industria italiana del risparmio gestito che a maggio ha stabilito un nuovo primato assoluto in termini di patrimonio complessivo in gestione: 1.742 miliari di euro.

 

Osservando più da vicino i fondi comuni aperti, si può constatare che i flessibili (6 miliardi) hanno superato tutta la concorrenza: dietro di essi, si sono piazzati i fondi monetari (2 miliardi di raccolta netta positiva dopo diversi mesi di continui riscatti), i fondi obbligazionari (1,7 miliardi), i bilanciati (1,2 miliardi) e gli azionari (537 milioni).

A livello invece di patrimonio in gestione, il primato spetta però sempre ai fondi obbligazionari (340 miliardi e 43,2% di quota di mercato), seguiti dai flessibili (184,6 miliardi e 23,5%), dagli azionari (170,2 miliardi e 21,6%), dai bilanciati (56,8 miliardi e 7,2%), e dai monetari (28 miliardi e 3,6%).

 

Per quanto riguarda poi il confronto tra i prodotti di diritto italiano e i fondi esteri, questi ultimi hanno raccolto a maggio 8,6 miliardi contro i 3 miliardi dei prodotti made in Italy: a fine maggio i fondi e le sicav estere valevano il 70,5% del mercato (554 miliardi) mentre a quelli di diritto italiano faceva capo il 29,5% (232,4 miliardi).
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