deflazione

QE della BCE, imparare a conoscere gli effetti collaterali

22 Giugno 2015 14:33
financialounge -  deflazione inflazione mercati valutari quantitative easing
financialounge -  deflazione inflazione mercati valutari quantitative easing
Nella prima settimana di giugno i mercati obbligazionari hanno visto aumentare in maniera significativa i rendimenti dei titoli a reddito fisso in circolazione. L’attenzione è caduta in particolare sui Bund tedeschi che, per molti osservatori, costituiscono da qualche tempo il termometro dei mercati: ebbene da venerdì 29 maggio a venerdì 6 giugno il decennale di Berlino si è arrampicato fino ad un rendimento dello 0,83% dopo essersi spinto fino al di sopra del punto percentuale, facendo registrare ai possessori di questi titoli oltre quattro punti percentuali di perdite, due dei quali nella sola seduta di Borsa di giovedì 4 giugno. Il tutto accompagnato con una impennata della volatilità balzata, sempre relativamente ai titoli di stato tedeschi, al 3,04% contro una media dello 0,14% del 2014. Un fenomeno che ha sorpreso gli investitori e suscitato non pochi interrogati.

 

I due principali possono essere riassunti così: 1) perché con il QE della BCE in atto, le quotazioni dei titoli di stato della zona euro non si mantengono stabili? 2) Perché questa non è una notizia negativa per gli investitori? Vediamo di rispondere ai due interrogativi.

L’obiettivo primario che Draghi si è dato con il QE è quello di contrastare la deflazione e rilanciare l’inflazione e, in parallelo, contribuire a indebolire l’euro. Non rientra nei suoi piani, invece, quello del controllo degli andamenti dei mercati che, invece, devono seguire dinamiche proprie. Ne consegue che i tassi di interesse dei mercati obbligazionari della zona euro possono muoversi al rialzo o al ribasso (anche in misura ampia e in breve tempo) senza che l’Eurotower intervenga.

 

Tuttavia, e siamo al secondo interrogativo, un rialzo dei tassi di mercato se fosse accompagnato, come sembrerebbe essere quello in atto, da una ripresa economica più solida, un euro debole e un tasso di inflazione positivo (ovvero al di sopra dello zero) ma ancora distante dai due punti percentuali (che rappresentano il target della BCE), getterebbe le basi per un rialzo dei mercati azionari e, più in generale, per tutte le asset class più rischiose.

 

In conclusione, gli osservatori più attenti, suggeriscono di non essere eccessivamente preoccupati per l'attuale sell-off (vendita dei titoli sul mercato senza limitazione di prezzo e di quantità) sulle obbligazioni governative europee e statunitensi. Non sembrano esserci, infatti, né l’inizio di una fase negativa strutturale per l’obbligazionario né sviluppi tali che possano persuadere la BCE a pensare ad una riduzione del programma di acquisto dei titoli obbligazionari in anticipo rispetto ai piani. Le aspettative sono che la BCE prosegua, come previsto, il proprio programma di QE fino al settembre 2016.
Trending