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La festa per il Tesoro ora forse è finita

19 Giugno 2015 14:32
financialounge -  BOT BTP titoli di stato
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A maggio, ultimo dato disponibile, il costo medio della raccolta del Tesoro italiano ha stabilito un nuovo minimo storico a 0,74% contro il precedente primato fissato ad aprile e pari allo 0,77%. Si tratta di valori che risultano sensibilmente minori a quelli medi del già «minimo» dell’intero 2014 quando il rifinanziamento del debito pubblico del nostro paese si attestò all’1,34% e decisamente distanti da quelli del 2011 (3,61%), relativi al picco della crisi del debito sovrano della zona euro.

Il calo del costo medio della raccolta delle nuove emissioni di BOT, CCT, CTZ e BTP permette allo stato italiano di rinnovare le fonti di finanziamento del debito pubblico (uno dei più pesanti al mondo sia in termini assoluto e sia, soprattutto, in rapporto al PIL) a costi ridotti registrando un cospicuo risparmio in termini di interessi. Basti pensare che per quest’anno sono previste nuove emissioni per complessivi 420 miliardi e se il tasso medio di maggio (0,74%) fosse rispettato per l’intero anno il bilancio pubblico potrebbe giovarsene con 2,5 miliardi di euro in meno di interessi da liquidare.


Ma, e qui sta il punto, la festa potrebbe presto finire. Infatti nelle prime aste del mese di giugno i tassi hanno ripreso a salire soprattutto per le scadenze medie e lunghe segnalando che, forse, le condizioni vantaggiose sperimentate finora dal Tesoro potrebbero essere ormai alle spalle. Certo, il QE della BCE in programma fino a settembre 2016 garantisce un flusso di acquisti sui titoli di stato europei (e anche italiani) importante; tuttavia non può essere sufficiente a frenare le tendenze del mercato come si è visto da metà aprile in avanti con i tassi dei bund tedeschi a 10 anni che, dopo aver stabilito il minimo storico allo 0,07% si sono mossi in direzione opposta verso il punto percentuale di rendimento intorno al quale oscilla attualmente.


Le trattative di Atene con i creditori (con il rischio Grexit tutt’altro che scongiurato), le ripercussioni sui titoli del debito dei paesi periferici europei, la instabilità dell’euro, la ripresa economica ancora tutta da verificare e gli interrogativi sull’inflazione rendono il quadro d’insieme meno favorevole per i tassi dei titoli di stato italiani per i prossimi mesi. Ma, se i tassi dei BOT e dei BTP dovesse salire ulteriormente dagli attuali livelli, non sarebbero problemi soltanto per le casse pubbliche ma anche per i portafogli delle famiglie italiane che sono ricolmi di titoli del Tesoro. Basti pensare che, dal 17 aprile al 19 giugno, in soli due mesi, l’indice Mts dei BTP ha lasciato sul terreno il 4,63% del suo valore.
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