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Mercati obbligazionari, l’inflazione fa aumentare la volatilità

13 Maggio 2015 09:21
financialounge -  inflazione petrolio quantitative easing
financialounge -  inflazione petrolio quantitative easing
I dati dell’inflazione della zona euro renderanno più volatili i mercati obbligazionari. A sostenerlo è Jean-Pierre Durante, Asset Allocation & Macro Research - Pictet Wealth Management, alla luce dei valori del costo della vita di aprile. Le aspettative d'inflazione hanno infatti registrato un forte rimbalzo rispetto ai minimi di gennaio dopo il dato dei prezzi al consumo di aprile: quelli complessivi sono passati dal -0,1% annuo di marzo allo 0% di aprile mentre quelli di base (la cosiddetta inflazione «core») sono invece rimasti invariati allo 0,6% anno su anno ad aprile.
“I prezzi dei beni di base sono caratterizzati da una forte inerzia. L'inflazione «core» dovrebbe pertanto rimanere per tutto l'anno modesta, intorno all'attuale 0,6%, per effetto del lento processo di chiusura del gap produttivo. L'inflazione complessiva subirà invece la pressione rialzista dei prezzi alimentari, anche se probabilmente rimarrà vicina allo zero per gran parte dell'anno se i prezzi del petrolio e il corso dell'euro rimarranno stabili” argomenta Jean-Pierre Durante per il quale la situazione cambierà radicalmente con l'ingresso nel nuovo anno, in particolare a gennaio 2016 quando il forte effetto di base negativo dovuto al precedente crollo del prezzo del greggio verrà meno. Per lo strategist, anche uno scenario solo di moderato aumento del prezzo del petrolio determinerà un deciso balzo dell'inflazione complessiva sopra l'1% all'inizio del 2016.

In ogni caso, per Jean-Pierre Durante resta difficile credere che in sole poche settimane si sia passati da una situazione in cui la scarsità di titoli avrebbe potuto costringere la BCE a ridurre il suo QE ad un altro in cui i governi europei avrebbero avuto difficoltà nel trovare acquirenti per le loro emissioni. È però vero, ammette lo strategist, che l'economia dell'eurozona ha fornito un crescendo di segnali economici positivi negli ultimi mesi.
“La congiunzione eccezionale di quattro fattori positivi (calo del prezzo del petrolio, deprezzamento dell'euro, QE della BCE, allentamento della politica di bilancio) ha creato un clima molto favorevole che potrebbe permettere alla crisi di voltare pagina. Va anche detto che i titoli di Stato sono ormai molto tirati, con valutazioni estreme che non trovano corrispondenza nella maggior parte dei fondamentali. Questo stato di cose indubbiamente produrrà nervosismo tra gli investitori, generando volatilità. Nel caso dei Bund, con le emissioni molto limitate di quest'anno per l'avvicinarsi del bilancio tedesco all'equilibrio e i continui acquisti della BCE, il piatto della bilancia dovrebbe continuare a pendere dalla parte dell'eccesso di domanda anziché di quella dell'eccesso di offerta” conclude Jean-Pierre Durante.
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