Fondi obbligazionari

Rendimenti obbligazionari negativi, ecco dove puntare

15 Aprile 2015 09:55
financialounge -  Fondi obbligazionari titoli di stato
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Nel mese di marzo, a un certo punto, circa 1.500 miliardi di dollari di titoli dell’indice obbligazionario globale di JP Morgan e quasi un bond su quattro dell’indice Euro Credit della società offrivano rendimenti negativi. Il rally dei titoli di Stato dell’eurozona ha inoltre portato lo spread fra Bund e Treasury a 10 anni al livello più ampio dalla nascita dell’euro, vale a dire circa 160 punti base (1,6%).
“In tale contesto, ribadiamo un giudizio positivo sul debito high yield. In vista di un ulteriore miglioramento dell’economia dell’eurozona nei prossimi mesi e di un solo aumento dei tassi sui Fed funds nel corso dell’anno, segmento sub-investment grade offre un extrarendimento interessante” fa sapere la Pictet Asset Management Strategy Unit (PSU), il gruppo di investimento responsabile delle linee guida di asset allocation in ambito azionario e obbligazionario, nonché in materia di valute e di commodity, nel Barometro di aprile. Secondo gli esperti della PSU, gli spread dell’asset class ad alto rendimento compensano ampiamente il rischio di default, che dovrebbe diminuire in un contesto di ripresa economica e di condizioni del credito ancora positive.

Anche il quadro tecnico è positivo. Se gli emittenti high yield continuano ad attingere al mercato obbligazionario, gli investitori reinvestono cedole e proventi dei rimborsi nell’asset class. Quanto al debito corporate dei mercati emergenti, la PSU conferma un posizionamento neutrale mentre, relativamente al dollaro forte e all’aumento dei tassi USA capaci di rendere più difficile il servizi del debito, la PSU non prevede un’escalation dei casi di insolvenza o un generale peggioramento del merito di credito dell’asset class. “La debolezza delle valute locali non implica necessariamente una maggiore instabilità finanziaria degli emittenti. Diverse aziende, anzi, beneficiano del rialzo del dollaro. Le società asiatiche, che rappresentano un’ampia fetta del mercato obbligazionario dei Paesi emergenti, sembrano particolarmente avvantaggiate in quanto i loro utili sono denominati per lo più in dollari USD. Inoltre, le imprese attive nel settore minerario, nella produzione di zucchero e carne bovini e nell’industria della carta e della cellulosa generano i propri ricavi in dollari a fronte di una base di costi prevalentemente in valuta locale. Per tutte queste aziende, un biglietto verde più forte significa margini di profitto più alti” spiegano gli esperti della PSU che, precisato questo, non intende comunque ampliare l’esposizione all’asset class, né al debito emergente in valuta locale, finché non sarà più convinta della ripresa delle economie di queste aree.

“Nell’ambito dei titoli di Stato, la nostra preferenza va sempre alle emissioni italiane e spagnole a lunga scadenza. Il differenziale di rendimento fra tali bond e quelli di riferimento tedeschi nel segmento a lunghissima scadenza è a nostro parere eccessivo, dato che uno degli obiettivi del QE è il contenimento dei costi di finanziamento nell’Europa meridionale” puntualizzano infine i professionisti della PSU.
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