BTP

Inflation linked bond, le ragioni del si e quelle del no

14 Aprile 2015 - 8:00
Ieri, al primo giorno dell’ottava emissione del BTp Italia, gli ordini hanno raggiunto 3,4 miliardi di euro, valore più alto rispetto al primo giorno dell’emissione precedente. È la conferma indiretta di come l’inflazione sia la variabile economica che tutti gli investitori, soprattutto quelli obbligazionari, devono tenere d’occhio e temere, anche quando, di questi tempi, sembra non essercene traccia nemmeno all’orizzonte. Ne sanno qualcosa coloro che negli anni settanta potevano contare su rendimenti dei Bot al 15% annuo con l’inflazione che correva al 17% e che, quindi, erodeva il loro potere di acquisto. Tuttavia, sebbene l’inflazione sia al momento la grande assente dal palcoscenico economico globale non significa che sia svanita. Non a caso, alcune case d’investimento suggeriscono di posizionarsi proprio sui bond ( e sui fondi) inflation linked perché, a questi prezzi, scontano una inflazione a zero: se i prezzi al consumo dovessero salire anche gradualmente, i rendimenti di questi strumenti sarebbero superiori alla media del mercato obbligazionario. Un’opportunità che, nel caso degli inflation linked USA sarebbe ancora più interessante. Secondo alcuni analisti, infatti, le valutazioni attuali nel mercato dei TIPS (Treasury Inflation-Protected Securities) esprimono un tasso di costo della vita tendenziale a dieci anni pari all’1,65% che si confronta con il 2%, obiettivo minimo dichiarato dalla Federal Reserve americana: il ragionamento, per gli analisti, è che se la banca centrale USA riuscisse a creare inflazione nei prossimi anni, i possessori di queste obbligazioni beneficerebbero del fatto di avere in portafoglio strumenti contro il rischio d’inflazione senza pagare oggi un prezzo per proteggersi da esso. Da notare che basterebbe anche un piccolo e graduale aumento dei prezzi al consumo per sviluppare questa dinamica positiva. Ma non tutti sono d’accordo sull’opportunità di investire su questa specifica asset class obbligazionaria: “Per quanto riguarda i bond inflation linked, continuo a rimanere piuttosto scettico sull'opportunità di investire in tali strumenti. Se siamo in un contesto deflativo, con calo strutturale della domanda, con le politiche monetarie che hanno praticamente fallito nel far ripartire l'inflazione e con i prezzi delle materie prime in netto ribasso, come faremo ad avere inflazione ? Non credo che l’aumento di prezzi al consumo possa essere il nostro problema nei prossimi 2/3 anni” sottolinea infatti Maurizio Novelli, Global Strategist di Zest Asset Management.
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