Goldman Sachs Asset Management

Perché il rialzo dei tassi Fed non farà deragliare i mercati emergenti

1 Aprile 2015 - 8:10
financialounge - news
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C’era molta attesa sulla riunione della Fed dell’altra settimana e alla fine, quasi tutti possono essere soddisfatti: per i «falchi», il comunicato della banca centrale USA va nella giusta direzione in modo da scongiurare che la normalizzazione dei tassi americani avvenga «troppo tardi» rispetto alla ripresa economica, mentre le «colombe» possono affermare che se l’aumento dei tassi ci sarà avverrà al momento opportuno e cioè senza compromettere sul nascere la ripresa economica a stelle e strisce.
In tutti i casi, è solo una questione di tempo (a giugno o, al più tardi, a settembre) ma il rialzo dei tassi USA ci sarà. E, proprio su questo punto, alcuni osservatori continuano a ravvisare un pericolo incombente sui paesi in via di sviluppo: secondo loro, l’aumento dei tassi Fed dovrebbe far deragliare i mercati emergenti. Una tesi che, tuttavia, non trova d’accordo tutti gli asset manager alcuni dei quali suggeriscono una maggiore cautela sul tema. Tra questi figurano gli esperti di Goldman Sachs Asset management (GSAM).
“In un contesto in cui la Federal Reserve si sta preparando a un primo rialzo dei tassi di interesse, gli investitori temono comprensibilmente che la volatilità possa registrare un’impennata simile al «Taper tantrum» del 2013, quando l’annuncio di una imminente riduzione del Quantitative Easing della Fed causò un forte rialzo dei tassi statunitensi e un’ondata di vendite sul debito dei Mercati Emergenti. Reputiamo improbabile che possa ripetersi un nuovo Taper tantrum, principalmente per tre ragioni” fanno sapere gli esperti di Goldman Sachs Asset Management che poi spiegano: “Innanzitutto, riteniamo che da allora la Fed abbia dato indicazioni precise sulle proprie intenzioni di politica monetaria, dando quindi tempo ai gestori di fondi specializzati nei Mercati Emergenti di correggere le proprie esposizioni. In secondo luogo, il nostro scenario di base prevede una graduale normalizzazione della politica monetaria, che non dovrebbe scoraggiare la maggior parte degli investitori nei Mercati Emergenti. La terza ragione, ancora più importante, è che la reazione degli spread sul debito emergente dipenderà dal catalizzatore del rialzo dei tassi di interesse statunitensi. Un inasprimento monetario della Fed indotto da una crescita più solida dovrebbe essere associato a una maggiore stabilità macroeconomica a livello globale, con implicazioni positive per i Mercati Emergenti. Per esempio, un’eventuale accelerazione della crescita statunitense sosterrebbe le esportazioni dei Mercati Emergenti, che a loro volta darebbero impulso alla crescita e alla riduzione dell’indebitamento di questi paesi”.
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