dollaro

Posizionati sul dollaro forte e sui bond USA medio lunghi

23 Marzo 2015 - 8:15
Le obbligazioni sono salite da settembre e i rendimenti a lungo termine sono scesi sensibilmente. Anche per questo secondo Scott A. Mather, CIO U.S. Core Strategies di PIMCO, il fattore chiave per gli investitori è rappresentato dalla capacità di sfruttare le divergenze: la tesi dello strategist è che sarà un mondo più rischioso sotto molti aspetti, con una volatilità più elevata sui mercati finanziari, ma gli eccessi del mercato potrebbero fornire opportunità agli investitori. Scott A. Mather ritiene poi che il mercato stia esagerando nel prevedere un atteggiamento così accomodante da parte della Fed.
“La banca centrale USA ha detto molto chiaramente che, sebbene i dati e gli sviluppi internazionali incidano sulle sue decisioni, il calo dei prezzi dell’energia è positivo per l’espansione e dovrebbe dar luogo a un miglioramento del mercato del lavoro e della crescita dei salari. La Fed desidererebbe senz’altro un’accelerazione della crescita dei salari e potrebbe quindi lasciare che l’economia si surriscaldi un po', ma è sempre meno disposta a mantenere i tassi a zero di fronte a un’economia solida e a un mercato del lavoro che raggiungerà probabilmente la piena occupazione nella seconda metà dell’anno. Lasciare i tassi a zero significherebbe rendere la politica monetaria sempre più accomodante con il ridursi della capacità inutilizzata. Ciò farebbe aumentare il rischio di dover effettuare un brusco rialzo dei tassi in futuro, cosa che la Fed dovrebbe cercare di evitare” sottolinea Scott A. Mather per il quale, dato il suo desiderio di reflazionare l’economia statunitense, la Fed si muoverà lentamente e continuerà a permettere che l’economia cresca a un ritmo superiore a quello potenziale, consentendo all’inflazione di accelerare fino al livello obiettivo e forse anche oltre nei prossimi anni.
Ma qual è il posizionamento d’investimento nella strategia Total Return alla luce delle prospettive macro di PIMCO? “In primo luogo, abbiamo modificato la nostra esposizione alla curva dei rendimenti in modo da allontanarci dal segmento a breve, che riteniamo significativamente sopravvalutato, focalizzandoci sulle scadenze a 7-10 anni. Inoltre, alcuni comparti presentano valutazioni errate, a nostro giudizio, come le obbligazioni indicizzate all’inflazione. Nel mercato dei Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS), ad esempio, i differenziali d’inflazione di pareggio a 10 anni (cioè la soglia del costo della vita che rende identici i rendimenti di questi titoli con i Treasury classici di pari durata) sono scesi all’1,5% di recente, un livello che riflette aspettative d’inflazione decennali molto basse e a nostro avviso irrealistiche. Una volta che i prezzi del petrolio e l’inflazione complessiva saranno tornati a salire, riteniamo che il mercato considererà i TIPS come un’asset class sottovalutata. Siamo inoltre dell’idea che il dollaro si trovi probabilmente all’inizio di un lungo trend rialzista, anche se potrebbe registrare un’elevata volatilità in futuro. Non solo è salito da livelli di relativa sottovalutazione, ma date le continue divergenze nell’economia mondiale, il dollaro ha ancora un potenziale di rialzo significativo” chiarisce Scott A. Mather per il quale, più in generale, l’aumento della divergenza globale, della volatilità e degli eccessi di mercato creerà eccellenti opportunità per gli investitori obbligazionari attivi ma ad una precisa condizione: è necessaria una buona protezione, poiché la politica monetaria dovrebbe rappresentare un ostacolo per tutte le attività finanziarie anziché un fattore positivo duraturo come è stata negli ultimi anni.
Un altro aspetto molto dibattuto è il ruolo delle obbligazioni core nei loro portafogli alla luce dei rendimenti persistentemente bassi. “Tutte le attività finanziarie, non solo le obbligazioni, hanno registrato aumenti delle quotazioni negli ultimi anni per effetto delle politiche monetarie adottate in tutto il mondo. I rendimenti futuri sono stati anticipati a oggi e ciò significa che il potenziale di rendimento di numerosi strumenti finanziari sarà inferiore. Inoltre, occorre ricordare che i rialzi dei tassi d’interesse avverranno molto gradualmente rispetto al passato e che la destinazione finale dei tassi di equilibrio sarà molto più bassa di quanto sia stata in qualsiasi momento degli ultimi decenni. Tuttavia, è importante che gli investitori ricordino il motivo per cui detengono obbligazioni: una strategia obbligazionaria core ben diversificata funge da ancora per il portafoglio. È in grado di fornire reddito e protezione del capitale nonché di produrre performance generalmente positive quando gli investimenti più rischiosi perdono terreno” puntualizza Scott A. Mather che poi aggiunge una importante precisazione finale: “È altresì importante distinguere tra una strategia che investe ciecamente in un indice, ed è quindi completamente soggetta agli alti e bassi dei mercati, e una strategia a reddito fisso attiva. Nell’odierno contesto di bassi rendimenti, i benefici di una gestione attiva sono più che mai importanti. L’alfa (cioè l’extra rendimento rispetto al mercato di riferimento) rappresenterà una percentuale maggiore delle performance in futuro”.
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