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Convertibili, Solvency II favorisce l’asset class rispetto all’equity

5 Marzo 2015 - 8:45
financialounge - news
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“A nostro avviso l’approccio basato sui «rendimenti aggiustati per il rischio e per il costo del capitale» derivante dall’applicazione di Solvency II, dovrebbe costituire un vantaggio in particolare per le obbligazioni convertibili rispetto alle azioni. Il problema per le compagnie di assicurazione è infatti quello di capire quale asset class sia capace di offrire un’esposizione più conveniente all’azionario, senza compromettere il potenziale di rialzo” puntualizza Nicolas Delrue, Investment Specialist Convertible Bonds di Union Bancaire Privée (UBP) ricordando che, nel contesto normativo di Solvency II, l’allocazione verso le differenti asset class non potrà più essere effettuata basandosi esclusivamente sulle misure di rischio (Value at Risk, Solvency Capital Requirement, etc): ciò infatti implica la comparazione del rendimento atteso tenendo in considerazione il costo del capitale.
Uno dei cambiamenti più importanti derivante dalla Solvency II (la normativa che dal 1° gennaio 2016, dovrebbe entrare in vigore, con implicazioni immediate e conseguenti per tutte le compagnie di assicurazione europee) riguarda infatti proprio i requisiti patrimoniali. Imponendo un costo del capitale sugli investimenti, tale direttiva incide sul modo in cui può essere utilizzata la maggior parte delle asset class. Si creerà, quindi, un collegamento diretto tra asset allocation e requisito patrimoniale, con il costo del capitale che varierà a seconda della natura dell’asset class, ma anche in base al ruolo che essa giocherà all’interno del portafoglio complessivo dell’investitore, cioè, quanto l’investimento contribuisca in termini di rapporto passività-attività e di diversificazione. Solvency II sta preparando, quindi, il terreno per opportunità di arbitraggio tra asset class.
Con un costo legato alle regole molto più basso e a parità di rischio di investimento e di rendimento potenziale rispetto alle azioni (attraverso l’opzione di conversione integrata nel titolo), le obbligazioni convertibili si candidano ad essere un ottimo candidato. Tradizionalmente, le obbligazioni convertibili hanno rappresentato un metodo conveniente di acquistare esposizione sull’azionario, dato che i mercati hanno sottovalutato la loro componente opzionale.
“Applicando le condizioni di Solvency II alle obbligazioni convertibili, i risultati parlano da soli. Introducendo questa tipologia di bond in un portafoglio diversificato (50% azioni, 50% reddito fisso), il costo in termini di SCR è ridotto e il coverage ratio (rapporto di copertura) migliorato. Questo risultato è raggiunto preservando la medesima esposizione azionaria (attraverso l’opzione di conversione integrata nel bond convertibile), il rendimento, la sensitività al tasso di interesse, il rating e il valore di mercato. Anche un utilizzo marginale di obbligazioni convertibili può ottimizzare il patrimonio netto per una data esposizione azionaria” fa presente Nicolas Delrue per il quale il vantaggio chiave delle obbligazioni convertibili rispetto alle azioni nel quadro di Solvency II si trova nel loro profilo duale: una parte obbligazionaria, che fornisce un riparo da eventuali cali, combinata con un’opzione integrata, che garantisce il potenziale di rialzo tipico delle azioni.
Questo profilo duale spiega la convessità intrinseca nelle obbligazioni convertibili: cioè, la capacità di partecipare più alle fasi di rialzo dei mercati azionario che a quelle di ribasso. “Mentre ci avviciniamo alla data ufficiale di attuazione della Solvency II, riteniamo che le obbligazioni convertibili siano ancor più attraenti come posizioni core in un portafoglio di investitori istituzionali, data la loro capacità di fornire un’esposizione al potenziale di rialzo azionario a un costo del capitale più basso rispetto alle azioni stesse” conclude Nicolas Delrue.
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