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Rialzo dei tassi Fed, gli impatti sul dollaro e sui Treasury

3 Marzo 2015 - 8:55
financialounge - news
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Nettamente al di sotto di quello del terzo trimestre 2014 ma comunque al di sopra delle stime degli analisti. Il PIL statunitense nel 4° trimestre dell’anno ha infatti registrato un tasso di crescita del 2,2% annuo, contro il 2,1% stimato: nel trimestre precedente si era invece attestato al +5%.
Da notare che, mentre la spesa per consumi personali è rimasta su livelli sostenuti (+4,2%) confermando il ritmo di crescita più forte dal primo trimestre del 2006, il forte rialzo dell’import, una contrazione della spesa governativa, una riduzione degli investimenti fissi non residenziali e una limitazione dell’export hanno determinato il rallentamento del PIL nell’ultimo trimestre dello scorso anno la cui crescita complessiva, relativa cioè all’intero 2014, ha totalizzato un +2,4%, contro il 2,2% del 2013.
Secondo gli analisti almeno due aspetti positivi meritano di essere sottolineati: 1) il tasso di crescita dei consumi (che valgono circa il 70% del PIL USA) si è confermato solido; 2) il rallentamento del PIL rispetto al trimestre precedente è derivato da una forte accelerazione dell’import.
La convinzione degli addetti ai lavori alla luce di questi ultimi dati, è che difficilmente si può parlare di fattori capaci di spostare il consenso sul rialzo dei tassi da parte della Fed.
“Negli Stati Uniti, la situazione è completamente diversa da quella prevalente in Europa. La crescita è solida, la creazione di occupazione è sostenuta e la deflazione non rappresenta una minaccia. A nostro giudizio, la Fed aumenterà molto probabilmente i tassi per la prima volta nel corso della seconda metà dell’anno se le condizioni economiche continueranno a migliorare. A dire il vero, rileviamo che alcuni indicatori prefigurano un rallentamento dell’attività, in parte a causa del vigore del dollaro USA” commenta Yves Longchamp, CFA, Head of Macroeconomic Research di ETHENEA Independent Investors (Schweiz) AG per il quale un primo aumento dei tassi sarebbe positivo per il dollaro statunitense, ma l’impatto sui tassi a lungo termine è ambiguo. Di conseguenza, Yves Longchamp non si aspetta che i tassi USA a lungo termine aumentino significativamente se questo scenario si concretizzerà.
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