crescita economica

Un anno all’insegna della disinflazione

25 Febbraio 2015 09:55
financialounge -  crescita economica David Hoffman disinflazione Legg Mason
financialounge -  crescita economica David Hoffman disinflazione Legg Mason
Fino al 2007, cioè fino a prima dell’inizio di questa lunga crisi finanziaria, l’inflazione rappresentava il nemico pubblico numero uno delle economie sviluppate. Dagli Stati Uniti all’Europa, dall’Asia ai paesi emergenti, tutte le principali banche centrali mondiali tenevano sotto stretta osservazione l’evoluzione dei prezzi al consumo per evitare pericolose fughe in avanti dell’inflazione.
Negli ultimi anni, invece, si è concretizzato il fenomeno opposto al punto che dalla Fed alla BoE, dalla BCE alla BoJ, tutti gli istituti di credito delle più importanti aree valutarie sono alla disperata ricerca di ricette capaci di alimentare i prezzi al consumo che, invece, stanno percorrendo un piano inclinato. Basti pensare che negli Stati Uniti l’inflazione a dicembre 2014 si è attestata allo 0,8% (contro l’1,50% del dicembre 2013) nonostante una crescita economica su base annua del 2,7% mentre la zona euro è addirittura in deflazione.
Secondo Steven S. Smith, Managing Director, Portfolio Manager, e David F. Hoffman, CFA, Managing Director, Portfolio Manager di Brandywine Global (gruppo Legg Mason) quest'anno potrebbe essere caratterizzato da un «boom disinflazionistico» che, tuttavia, non dovrebbe essere affatto da ostacolo ad una buona crescita economica.
“Negli Stati Uniti, la crescita economica sarà sostenuta da rendimenti obbligazionari più bassi e un maggior reddito disponibile grazie al calo del prezzo del petrolio e della benzina, fattori che tenderanno a migliorare la spesa dei consumatori grazie anche al recupero della crescita del reddito a seguito della più solida creazione di posti di lavoro solido. Riteniamo che l'economia cinese beneficerà degli stimoli fiscali più aggressivi, da un taglio dei tassi e da una maggiore disponibilità di credito. In Europa potrebbe proseguire la stagnazione ma l’indebolimento dell’euro fornirà un buon supporto mentre i tassi dei paesi emergenti cominceranno probabilmente a scendere a seguito del trend discendente dell’inflazione” spiegano i due esperti che, sebbene si aspettino che la crescita globale sia piuttosto modesta nel 2015, prevedono anche che l'inflazione possa continuare a scendere a livelli ancora più bassi a causa della riduzione dei costi energetici, e della deflazione dei beni commerciabili.
“Crediamo che il costo dei beni di consumo personale (in base al PCE, Personal Consumption Expenditure, price index) potrebbe scendere sotto 1% negli Stati Uniti, e la zona euro scivolare ancora più in deflazione. Un ambiente disinflazionistico potrebbe beneficiare della crescita del reddito reale ed, eventualmente, essere un catalizzatore per la crescita” specificano infine i due manager.
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