crescita economica

Se i primi segnali di ripresa della zona euro sono sostenibili

20 Febbraio 2015 - 9:15
financialounge - news
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Quel che accaduto da inizio anno fino alla metà di febbraio sui mercati finanziari potrebbe trarre in inganno per le scelte di portafoglio da fare in seguito. Infatti, guardando alle prossime settimane, gli investitori europei dovranno decidere se i primi segnali di ripresa della zona euro sono sostenibili e possono avere un vero effetto reflazionistico oppure se la mancanza di accordo tra i politici del Vecchio Continente renderà vani ancora una volta i progressi fatti.
“Sebbene siamo consapevoli che la minaccia dell’uscita della Grecia dall’euro non sia trascurabile, riteniamo che un compromesso generale all’interno dell’Eurozona sul riassetto del debito di Atene e uno stimolo pro-crescita sia l’esito più probabile. In questo caso siamo di fronte a previsioni di tipo più politico che economico, e ovviamente questa è un’ulteriore area di estrema complessità” fa presente Rob Jones, Co-Head of European Equities di Union Bancaire Privée (UBP).
Il sentiment positivo sui mercati finanziari ha infatti ridotto finora l’impatto della vittoria del partito anti-austerità Syriza in Grecia, il cui obiettivo di rinegoziare il debito pubblico ellenico aveva alimentato timori su un’uscita forzata di Atene dall’Eurozona. “La Grecia, però, resta ancora un Paese problematico per gli investitori, che dovrebbero continuare ad aggiustare la loro esposizione in un contesto di mercato altamente volatile, in cui assistiamo ad una costante raffica di notizie contrastanti, in quanto il Governo greco e i suoi partner europei tentano di trovare un compromesso. Molte delle voci sono allarmanti come lo erano durante il picco della crisi del 2011, con la paura per una disgregazione dell’Eurozona causata dalla Grecia” ricorda Rob Jones.
Nelle ultime settimane la Banca Nazionale Svizzera ad abbandonato la soglia minima del tasso di cambio del franco svizzero nei confronti della moneta unica, il prezzo del petrolio ha toccato un minimo 48 dollari al barile, Wall Street ha ritracciato sulla scia di deludenti dati sugli utili societari Usa mentre i numeri sulla creazione di nuovi posti di lavoro sono rimasti solidi: in una situazione così incerta Rob Jones ha continuato a investire con un certo grado di bilanciamento.
“Da un lato abbiamo le predominanti e potenti forze deflattive che hanno guidato incessantemente verso il basso i rendimenti dei bond assimilabili a quelli delle azioni che assicurano un flusso costante di dividendi. Forse il miglior esempio di questo fenomeno a gennaio è stato il continuo sovraperformare dei titoli nel comparto beni di prima necessità, nonostante valutazioni storicamente elevate. Dall’altro lato, siamo coscienti degli effetti positivi dello stimolo monetario e infatti nell’Eurozona già si osservano segnali di ripresa. In effetti, i dati che arrivano dalla maggior parte delle principali economie europee continuano a mostrare un andamento incoraggiante. Il settore dell’auto è stato un beneficiario illustre di questo sentiment pro-ciclico” specifica Rob Jones.
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