Antonio Bottillo

Come costruire portafogli più resistenti e durevoli

19 Febbraio 2015 - 10:50
financialounge - news
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Dagli impatti derivanti dal calo del prezzo del petrolio alla normalizzazione dei tassi negli USA, da una maggiore competitività in Europa all'invecchiamento della popolazione che aggiunge implicazioni all'economia giapponese fino ai maggiori rischi che si configurano all’orizzonte. Su tutto questo gli esperti degli investimenti di Natixis Global Asset Management hanno espresso la propria opinione per cercare di fornire indicazioni utili per gli investitori.
"I diversi esperti delle nostre affiliate ci offrono un'analisi delle luci e ombre presenti sui mercati, dal prezzo del petrolio alla guerra valutaria, dal QE della BCE al rallentamento della Cina. Queste analisi vanno poi integrate in una corretta costruzione di portafoglio che parta innanzitutto dalla comprensione del rischio, non solo quello insito nelle singole asset class, ma il rischio che ogni investitore é in grado di assumersi per raggiungere gli obiettivi desiderati” sostiene Antonio Bottillo, Amministratore Delegato per l’Italia di Natixis Global Asset Management, per il quale la corretta valutazione e ponderazione del rischio in base alle proprie necessità, attuali e future, sono la base e il punto di partenza per costruire portafogli più resistenti e durevoli.
In ogni caso, i convincimenti degli esperti possono aiutare ad assumere decisioni più consapevoli delle opportunità e dei pericoli dell’investimento. Per David Lafferty, Chief Market Strategist di Natixis Global Asset Management, per esempio, il driver principale è rappresentato da una maggiore offerta di lungo termine, unitamente ad un dollaro più forte. “Il calo dei prezzi del petrolio è molto positivo per la maggior parte delle economie mondiali, dagli Stati Uniti all'Europa al Giappone e a gran parte dell'Asia, in cui il consumo e le importazioni energetiche sono elevate. Esso favorirà una crescita globale molto più equilibrata, poiché i dollari «risparmiati» saranno spesi altrove, creando benefici economici più vasti e diversificati” spiega David Lafferty per il quale, mentre il quantitative easing della BCE potrebbe aiutare l'Europa soltanto marginalmente, il calo dei prezzi del petrolio e l'indebolimento dell'euro saranno i fattori che più probabilmente aiuteranno il Vecchio Continente ad imprimere un’accelerazione della propria crescita.
Un contesto di crescita globale moderata, tende generalmente a sostenere i mercati azionari e il settore del credito del mercato obbligazionario. Tuttavia, tali asset rischiosi non sono attualmente economici, quindi gli investitori devono aspettarsi in futuro rendimenti ragionevoli ma non esagerati. Inoltre, è probabile si determini una certa volatilità sui mercati: è pertanto consigliabile che gli investitori si preparino ad affrontare situazioni di «alti e bassi» per poi ottenere rendimenti nella media. Positivo sull’Europa è anche Philippe Waechter, Chief Economist di Natixis Asset Management: “Ritengo che la zona euro possa riservare importanti sorprese nel 2015. Un tasso di cambio favorevole dovrebbe migliorare la competitività dell'area. Lo scorso 22 gennaio, abbiamo visto l'euro contro il dollaro statunitense toccare il punto più basso da 11 anni a questa parte, a seguito dell'annuncio dell'avvio del quantitative easing (QE) o del piano di acquisto titoli da parte della BCE. Il calo dei prezzi del petrolio dovrebbe migliorare il potere d'acquisto delle famiglie e anche i margini aziendali. Inoltre, una politica monetaria molto accomodante da parte della BCE nel 2015 dovrebbe rilanciare la crescita economica. Il nuovo QE della BCE, che comprende l'acquisto di 60 miliardi di titoli al mese fino al settembre 2016, mira a scuotere l'economia in modo forte e continuativo. I tassi di interesse rimarranno bassi a lungo, la BCE giocherà il ruolo di prestatore di ultima istanza e la liquidità dovrebbe abbondare. Penso che tali condizioni gettino le basi per una maggiore crescita e una maggiore occupazione. Ovviamente, rimane la necessità delle riforme strutturali per ridurre i deficit pubblici" sostiene Philippe Waechter mentre per James Balfour, Global Macro Economist di Loomis, Sayles & Company le minori pressioni inflazionistiche pesano maggiormente in Europa: un tema chiave per tutto il 2015.
“Il rischio deflazione rappresenta l'ultima goccia per l'Europa, che sta premendo sulla BCE affinché avvii il suo primo grande piano di quantitative easing. Di conseguenza, le obbligazioni rimangono ben prezzate e prevedo che i bassi rendimenti obbligazionari europei agiranno quale forza gravitazionale sui rendimenti negli Stati Uniti e nel mondo. I principali rischi che vedo per quest'anno sono relativi al rallentamento del boom delle commodity: rapidi accumuli di indebitamento corporate e delle famiglie nei mercati emergenti e nei paesi che esportano commodity, ed alti prezzi immobiliari in molti di questi stessi paesi” specifica James Balfour.
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