Fondi obbligazionari

Necessario chiedersi quanto rischio si è disposti a tollerare

17 Febbraio 2015 - 8:35
financialounge - news
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“Chi decidesse adesso di investire nel Bund tedesco, a fine anno potrebbe avere l'amara sorpresa di non essere riuscito neanche a difendere il proprio capitale da un eventuale rialzo dei prezzi al consumo” sottolinea Giuliano D'Acunti, Head of sales di Invesco per il quale, tuttavia, non mancano i settori in cui il rapporto rischio-rendimento è più che accettabile, come il comparto petrolifero, investimento da gestire con cautela viste le violente oscillazioni del prezzo del barile: “Gli affari migliori si fanno quando tutto crolla, come sta accadendo al prezzo del greggio”, dice il manager Invesco che poi aggiunge: “la debolezza potrebbe protrarsi ancora per un paio di mesi, ma il petrolio è una commodity con buone probabilità di rimbalzo nel corso del 2015”.
In tutti i casi, per Giuliano D’Acunti, l’attuale contesto spingerà inevitabilmente ogni risparmiatore a chiedersi quanto rischio è disposto a sopportare, tenendo conto che se la sua soglia di tolleranza sarà troppo bassa, potrebbe anche chiudere l'anno con un rendimento reale (al netto dell’inflazione) negativo. Per l’esperto alcune opportunità di investimento nel comparto obbligazionario sono rintracciabili, per esempio tra le emissioni bancarie subordinate e i corporate bond dei Paesi emergenti: le emissioni degli istituti di credito che prevedono garanzie minori rispetto ai titoli senior hanno rendimenti che arrivano fino al 6% e garantiscono così un buon extrarendimento rispetto al classico investimento in BTP: “Chi decide di adottare questa strategia dovrebbe tuttavia comprare soltanto i bond dei principali gruppi europei, come Intesa Sanpaolo e Unicredit in Italia, Lloyds e Barclays in Gran Bretagna, SocGen e CrediteAgricole in Francia” puntualizza Giuliano D’Acunti secondo il quale le minori garanzie fornite dalle emissioni junior sono più che compensate dalla solidità patrimoniale che contraddistingue il settore bancario europeo. “I rafforzamenti di capitale richiesti da Basilea e dai regolatori hanno comportato il rafforzamento patrimoniale dell'intero settore e i pochi fallimenti registrati negli ultimi anni, che hanno riguardato soltanto istituti minori sono stati gestiti senza ripercussioni sulla fiducia degli investitori” conclude Giuliano D’Acunti.
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