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La forza del dollaro frenerà il prezzo dell’oro

30 Gennaio 2015 - 14:56
financialounge - news
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Nevine Pollini, Senior Analyst Commodities di Union Bancaire Privée (UBP), nonostante la forza relativa mostrata da inizio anno, rimane scettica riguardo a un ulteriore rialzo delle quotazioni dell’oro per via della forza del dollaro (al momento sui massimi da 11 anni) e delle aspettative sull’avvio in primavera del ciclo di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, fattore che manterrà i prezzi del metallo giallo sotto controllo.“Inoltre, non crediamo che la vittoria del partito di sinistra Syriza in Grecia comporterà una disgregazione dell’Eurozona, poiché Syriza cercherà un compromesso con la Troika nel tentativo di ottenere un abbassamento del costo legato al debito greco e/o una nuova estensione delle scadenze dei prestiti” puntualizza Nevine Pollini che poi aggiunge una sua previsione sul range delle quotazioni prossime del metallo giallo: “Le condizioni macro continuano a non favorire assolutamente l’oro; ci aspettiamo che i prezzi del metallo giallo restino sotto pressione o che, nella migliore delle ipotesi, rimangano in un range tra i 1.050 e i 1.350 dollari l’oncia nel 2015, purché, ovviamente, le crisi politiche che si stanno scatenando a livello globale non peggiorino”.
Nevine Pollini non nasconde di essere rimasta un po’ sorpresa dalla capacità di resistenza del metallo giallo in funzione dell’attuale forza del dollaro, ma ribadisce che i tassi d’interesse negativi e/o molto bassi (il rendimento del Treasury USA a 10 anni è sceso al livello più basso dalla metà del 2013) stanno riducendo il costo opportunità di detenere l’oro. Per Nevine Pollini, in pratica, il forte rialzo del prezzo dell’oro da inizio anno (+8,2% circa) è spiegato da fattori eccezionali ed estemporanei: dalla maggior domanda di beni rifugio, (legata alle preoccupazioni per l’economia mondiale, dopo l’annuncio della Cina di una crescita nel 2014 al ritmo più lento dal 1990 e il taglio delle stime sulla crescita globale da parte del Fondo Monetario Internazionale) alla decisione della Banca nazionale svizzera, che ha sganciato la propria valuta dall’euro, dalle aspettative sugli effetti del QE della Banca centrale europea alla ripresa della domanda d’investimenti in oro, come dimostrano i considerevoli afflussi sugli ETF sull’oro per la prima volta da novembre 2014.Come, dire, concludendo, che l’oro ha in pratica già finito la sua corsa.
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