finanza comportamentale

Come guadagnare nonostante la naturale avversione al rischio

28 Gennaio 2015 - 14:15
financialounge - news
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Le donne appaiano in generale meno soggette a cadere nelle trappole mentali, tranne che per l’avversione alle perdite. È questa una delle particolarità emerse dai dati raccolti da Investimente e ripresa dalla quarta puntata di «Investire con la Testa», lezioni pratiche a cura di Schroders per svelare i principali talloni di Achille di investitori e consulenti. Una puntata dedicata a quella che la finanza comportamentale definisce, per l’appunto, avversione alle perdite: cioè la situazione in base alla quale si tende a vivere le perdite in modo traumatico, senza riuscire più a vedere le opportunità offerte dai mercati finanziari, con il risultato di rimanere immobilizzati.

Tuttavia, se è stato dimostrato da esperimenti effettuati dai ricercatori come sia del tutto insito nella nostra natura avere paura, emerge un aspetto che assume un rilievo importante soprattutto nelle scelte d’investimento: il dispiacere derivante da una perdita è maggiore del piacere di una vincita di egual misura.
In particolare, per recuperare la sofferenza psicologica subita, è necessario un guadagno più che doppio. Un atteggiamento che, come detto sopra, le donne tendono a vivere in modo più traumatico rispetto all’universo maschile: ovvero mostrano di soffrirne molto di più di quanto non gioiscano per i guadagni. In tutti i casi, però, che si tratti di uomini o di donne, il ruolo del consulente finanziario resta cruciale.
Di fronte a un cliente in bilico fra desideri e paure, è chiamato a tradurre i primi in obiettivi d’investimento e le seconde in profilo di rischio. Per poi conciliarle in un piano d’azione condiviso. Un compito tutt’altro che semplice.

“Bisogna capire che è inutile focalizzarsi sulle performance di breve periodo. È fondamentale costruire un piano di lungo termine (il tempo è il principale alleato del buon investitore), possibilmente con l’aiuto di un esperto, e avere aspettative adeguate e realistiche: il ruolo del consulente finanziario è fondamentale per mettere a fuoco i diversi strumenti d’investimento con la giusta prospettiva, in modo da avere un chiaro orizzonte temporale ed essere preparati al rischio/rendimento atteso. In termini di prodotti, l’impatto emotivo del saliscendi può essere contenuto con l’impiego di fondi flessibili (meno volatili) o capaci di distribuire un reddito periodico” argomenta Luca Tenani, Country Head Italy Asset Management, Schroders che poi spiega perchè la diversificazione è un’arma preziosa: “È il primo strumento di «difesa» contro le perdite (e le reazioni emotive che ne conseguono): è ovvio che concentrare il patrimonio su un unico mercato è rischioso nella misura in cui si rimane eccessivamente legati alle sorti di quest’ultimo. Non si tratta solo di compensare l’andamento negativo di un’asset class con quello positivo di un’altra: la diversificazione può essere anche temporale. Investendo a intervalli regolari, ad esempio con un PAC, si può attutire gli sbalzi del mercato e il rischio di acquistare al momento sbagliato”.

Un altro aspetto importante è poi quello di verificare come si possa trasformare la paura della volatilità in occasioni di investimento. “La variabilità dei mercati offre possibilità di guadagno a chi la accetta e impara a gestirla. L’esperienza dimostra che spesso periodi critici sono seguiti da fasi con recuperi significativi. Fuggire dal mercato, spinti dall’emotività del momento, può invece danneggiare i rendimenti anche in modo sostanziale: non solo perché si corre il rischio di «svendere» ai minimi, ma anche perché si possono perdere importanti occasioni derivanti da scenari in ripresa” conclude Luca Tenani.
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