Via dalle compagnie attive nei settori gas, petrolio e carbone

green economy
19 Gennaio 2015 - 16:00

La richiesta avanzata da 295 docenti dell’Università di Stanford alla stessa istituzione accademica è stata perentoria: disinvestire dalle compagnie attive nei settori gas, petrolio e carbone per rispondere coerentemente al problema del riscaldamento globale. È quanto emerge da una lettera sottoscritta dagli accademici in risposta alle recenti operazioni finanziarie dell’Università e puntualmente riportata dal giornale Guardian che ne ha reso noti in esclusiva i contenuti.

La missiva, secondo quanto riportato dal Guardian, è firmata tra gli altri dai premi Nobel Douglas Osheroff e Roger Kornberg e dalla vincitrice della Medaglia Fields, il cosiddetto «Nobel» per la matematica, Maryam Mizarkhani. L’investimento nei settori gas e petrolio, si sostiene nella lettera, costituirebbe un vero e proprio «paradosso» sia in relazione agli obiettivi di fondo della stessa istituzione (un’Università che cerca di istruire i giovani per permettere loro di raggiungere il futuro più luminoso possibile), sia alla luce delle recenti scelte di disinvestimento dal carbone. Da segnalare, infatti, che nel maggio scorso Stanford, che gestisce un patrimonio complessivo di 21,4 miliardi di dollari, aveva annunciato il disinvestimento diretto nelle imprese del comparto del carbone: in seguito, tuttavia, la stessa università ha investito in tre compagnie del settore oil&gas.

“I professori di Stanford non sono i soli a chiedere una gestione finanziaria responsabile e coerente ai propri atenei: studenti e professori si stanno mobilitando nelle Università di tutto il mondo chiedendo che i patrimoni dei propri istituti non finanzino attività non sostenibili per il pianeta, l’ambiente e la società o lesive della dignità umana” fa presente Federica Loconsolo, Responsabile Area Commerciale di Etica Sgr che poi aggiunge: “Tali iniziative, spesso concluse con successo, ben rappresentano l’impegno della Società Civile a porsi domande di senso riguardo al settore finanziario e al suo rapporto con l’economia, l’ambiente e la società. Il fatto poi che si manifestino in modo così chiaro proprio nelle Università, luogo di analisi e approfondimento per eccellenza, testimonia l’autorevolezza del tema e fa ben sperare per un ulteriore sviluppo del settore degli investimenti socialmente responsabili, definiti in un recente articolo del Financial Times come una strategia di investimento mainstream e non più una nicchia. Vorrei infine sottolineare come Etica Sgr ha da sempre scelto di non investire nel settore petrolifero”.

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