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C’è il rischio di una trappola di liquidità di proporzioni globali

2 Dicembre 2014 - 11:20
financialounge - news
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Il 2015 che si delinea all'orizzonte rischia di essere l'anno più difficile per la crescita dell'economia mondiale dalla crisi del 2008.

Maurizio Novelli, Global Strategist di Zest Asset management, non nasconde le sue preoccupazioni per il nuovo anno, adottando una strategia d'investimento molto "contrarian" rispetto al consenso di mercato.

“Siamo concentrati da circa un mese sull'acquisto di Bund e Treasuries a scadenza trentennale e sulla riduzione sistematica di tutti i bonds corporates Emergenti e non. Le posizioni sull'equity continuano a rimanere net short (-12%, quindi ribassisti) e, sebbene il rimbalzo del mese di novembre abbia penalizzato in parte le nostre performance nel breve termine, continuiamo a ritenere che le maggiori opportunità di profitto sono nella consapevolezza che le borse stiano scontando scenari irrealizzabili e sono ora piuttosto vulnerabili alle difficoltà che si stanno sempre più evidenziando nella macroeconomia” rivela Maurizio Novelli le cui posizioni short sono concentrate sulla borsa di Toronto, particolarmente esposta al calo dei prezzi energetici e delle materie prime, e sull'Europa, area nella quale non vede alcuna possibilità di uscire dalla fase di difficoltà.

L'unica posizione long attualmente in essere è sulla Cina (8%) ma tale esposizione, tiene a specificare lo strategist, sarà progressivamente ridotta durante l'attuale fase rialzista per iniziare il 2015 senza alcuna posizione long sui mercati azionari. Maurizio Novelli ha poi una view positiva sull’oro.
“Il fallimento delle politiche reflazionistiche delle Banche Centrali porterà ad un recupero dei prezzi del metallo giallo che da qualche settimana abbiamo iniziato a riacquistare con l'obiettivo di riposizionare il portafoglio del Fondo Global Strategy al 5% - 7%”.

La probabile evoluzione delle cose, oltre ad evidenziare un progressivo peggioramento del quadro deflazionistico a causa della recente caduta dei prezzi energetici, confermerà l'incapacità delle politiche monetarie nel risolvere il problema della crescita e, secondo lo strategist, ci porterà a prendere atto che siamo ormai prossimi ad una trappola di liquidità di proporzioni globali. Questa evidenza creerà un deciso aumento della volatilità nei prossimi mesi e le Banche Centrali avranno un duro lavoro nel cercare di rassicurare gli investitori sulla efficacia delle loro strategie.

La propensione al rischio attualmente espressa dal credito e dal livello raggiunto dagli indici di alcuni mercati azionari sconta un quadro macroeconomico in fase di normalizzazione ma è palese che questo non si sta affatto verificando. Infatti, a parte una fase di buona crescita USA destinata a ridimensionarsi già nei prossimi mesi a causa degli eventi già analizzati, l'economia mondiale ha rallentato ovunque in modo evidente. La cosa alquanto anomala, sottolinea Maurizio Novelli, è stata che il rallentamento di Europa, Giappone ed Asia è avvenuto in concomitanza con la migliore performance dell'economia USA dal 2011, confermando quindi che la qualità della crescita americana non è in grado di svolgere quell'effetto di trascinamento sul ciclo mondiale che ha normalmente svolto nel passato.

“A questo punto è lecito chiedersi se la strategia della FED e della BCE, basata molto sulla gestione delle aspettative, continuerà a mantenere alta la propensione al rischio degli investitori e se i mercati continueranno a credere nel miraggio di una ripresa economica globale che non riesce a ripartire” puntualizza Maurizio Novelli che poi conclude con una forte critica alle mosse delle banche centrali: “Chi guarda solo all'equity non si sta accorgendo che il mondo si sta infilando in una trappola deflazionistica molto pericolosa proprio quando abbiamo già una trappola da eccesso di debito che blocca la domanda globale (miscela potenzialmente esplosiva) e la responsabilità di questo problema è dovuta proprio alle politiche scoordinate delle Banche Centrali. Infatti le svalutazioni competitive di BCE, BOJ e tra poco anche della Cina, procurano la rivalutazione del dollaro sui mercati valutari che innescando la caduta delle commodities, accentuano la discesa dell'inflazione e di fatto vanificano i tentativi di Europa e Giappone di uscire dal rischio deflattivo, proprio quando l'economia mondiale ha iniziato di nuovo a rallentare ed il ciclo economico sta perdendo decisamente slancio in Asia ed in Europa. L'area euro scivolerà nuovamente in recessione nei prossimi mesi, la Cina ridurrà ancora i tassi per contenere il rallentamento, le Economie Emergenti sono già in rallentamento da tempo e gli Stati Uniti, dopo sei mesi molto buoni per l'economia, inizieranno a rallentare di nuovo”.

Fino a quando la situazione potrà essere ignorata non si sa, ma certamente, secondo lo strategist, non sembra che il contesto sia così favorevole a mantenere l'attuale esposizione all'azionario da parte degli investitori: il tempo che passa non favorisce le speranze di una ripresa che in Europa non è mai arrivata (nonostante la recente rivalutazione del GDP inserendo le attività illegali) e che in Giappone si è trasformata di fatto in recessione.
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