Abenomics

Aziende giapponesi, più dividendi, buy back e Roe

2 Ottobre 2014 - 9:00
financialounge - news
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Dopo un inizio promettente, con un aumento della fiducia tra le aziende e i consumatori, una ripresa degli investimenti e un netto rialzo delle quotazioni, i più recenti dati economici del Giappone dimostrano che l’Abenomics (l’insieme delle iniziative per rilanciare il Sol Levante adottate dal primo ministro Shinzo Abe) sta deludendo le attese.
L’aumento dell’imposta sul valore aggiunto dal 5 all’8 percento nell’aprile scorso ha depresso la domanda dei consumatori, mentre le esportazioni stentano a riprendere quota nonostante il sostanziale deprezzamento dello yen giapponese. Inoltre, il tasso di inflazione del 2% (livello che la Bank of Japan aveva definito come obiettivo principale), appare una meta irrealistica nel prossimo futuro.

"L’economia del paese è tuttora alle prese con sfide a lungo termine, come il rapporto debito-PIL a livelli record, le avverse tendenze demografiche e l’insostenibile traiettoria di bilancio” commenta Christophe Bernard, Chief Strategist di Vontobel che poi però aggiunge: “Ciònonostante, noi individuiamo un impatto positivo della riforma strutturale in un settore di particolare interesse per gli investitori: la «corporate governance». L’adozione di un nuovo Stewardship Code destinato a migliorare il valore aziendale attraverso una maggiore efficienza del capitale inizia a influenzare il modo di pensare dei dirigenti delle imprese. Un esempio concreto della crescente attenzione delle aziende giapponesi nei confronti degli azionisti è il lancio dell’indice JPX-Nikkei 400, focalizzato specificatamente sul ritorno sul capitale proprio (ROE), un importante parametro di profittabilità. Di conseguenza, è aumentata la pressione sulle società che ignorano i principi di corporate governance, mentre i pagamenti di dividendi e i riacquisti di azioni (buy back) hanno raggiunto nuovi massimi su molti anni. Nel frattempo, i ROE sono in rialzo, seppure a partire da livelli molto bassi”.

Un contesto nel quale le misure di liquidità della Bank of Japan forniscono ulteriore sostegno. “L’autorità monetaria nipponica aggiunge al suo bilancio da 60 a 70 mila miliardi di yen all’anno, l’equivalente di circa 600-700 miliardi di dollari. Il conseguente indebolimento dello yen contribuisce ad aumentare la profittabilità, spingendo le imprese giapponesi in testa alla classifica delle «revisioni degli utili», cioè la percentuale di revisioni al ribasso e al rialzo degli utili aziendali da parte degli analisti. Ci aspettiamo che l’aumento dei ROE si traduca in un incremento dei multipli di valutazione, che potrebbe inaugurare un nuovo periodo di sovra performance del mercato azionario giapponese” fa presente Christophe Bernard.

Allargando l’orizzonte a tutto campo, lo strategist però intravede prospettive di guadagno meno chiare sui mercati azionari. Se il presidente della Fed, Janet Yellen, ha un ampio margine di manovra per stabilire il ritmo dei futuri rialzi dei tassi di interesse grazie all’assenza di pressioni inflazionistiche, vi sono pochi dubbi sul fatto che il quantitative easing abbia sostenuto le valutazioni del mercato azionario dopo lo scoppio della crisi finanziaria.

“Di conseguenza abbiamo approfittato della forza di mercato per ridurre il nostro sovrappeso sui mercati azionari, anche se nel complesso manteniamo un leggero sovrappeso perché le condizioni finanziarie globali rimangono altamente accomodanti. Alla ricerca di rendimenti poco correlati con quelli delle azioni e delle obbligazioni, abbiamo reinvestito il provento delle vendite in strategie alternative liquide” spiega Christophe Bernard che mantiene un sovrappeso strategico sul dollaro nei portafogli denominati in euro e in franchi svizzeri, mentre copre gran parte delle esposizioni in valute diverse dal dollaro nei portafogli Vontobel in dollari. Lo strategist, infine, ha ridotto l’esposizione nell’oro, aumentandone il sottopeso perché la forza del dollaro produce un vento contrario al metallo giallo.
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