L’ok sull’autoriciclaggio può smuovere 90 miliardi di euro

30 Settembre 2014 09:30
financialounge -
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In questi giorni molti autorevoli quotidiani nazionali continuano a pubblicare, talvolta addirittura in prima pagina, articoli riguardanti direttamente o indirettamente l’autoriciclaggio.

Con quest’ultima definizione si indica una particolare forma del riciclaggio di denaro di provenienza illecita e, in particolare, il reato commesso dall’uso di tali capitali dal singolo individuo. Un reato ancora non contemplato nel nostro codice penale e che dovrebbe essere definito all’interno della proposta di legge sul rientro dei capitali dall’estero (“Voluntary disclosure”) in via di approvazione.

L’orientamento che sta emergendo nelle ultime ore, e che potrebbe mettere d’accordo i più rigorosi giuristi e coloro che valutano anche agli impatti burocratici che tale reato comporterebbe se fosse introdotto in Italia con definizioni troppo generiche, è quello di circoscrivere il reato di autoriciclaggio a tutte le principali categorie di reati che possono effettivamente inquinare il mercato: dalla criminalità organizzata a quelli connessi ai grandi traffici di stupefacenti, dalla grande contraffazione alla corruzione fino all’evasione fiscale che comporti la sottrazione al Fisco di redditi e capitali milionari.

Ma oltre all’importanza sociale, l’accordo sull’autoriciclaggio potrebbe avere ricadute molto importanti sulla finanza e sull’economia del nostro paese. Infatti, come ricordato sopra, la definizione di questo reato dovrebbe essere introdotta all’interno della cosiddetta «Voluntary disclosure» che, a sua volta, detta le condizioni generali per il rientro dei capitali italiani detenuti all’estero. C’è grande attesa negli studi professionali che da mesi hanno aperto le pratiche di clienti ansiosi di conoscere il testo definitivo della legge che permette di riportare nel nostro paese risorse espatriate negli anni all’estero.

Per avere un’idea di cosa potrebbe comportare in termini economici tutto questo, basti pensare che l’anno scorso (2013) sono state segnalate operazioni finanziarie sospette per un controvalore di 84 miliardi di euro, sette in più del 2012 e per quest’anno si stima che si possa superare quota 90 miliardi. Se la «Voluntary disclosure» fosse definitivamente approvata, si produrrebbero consistenti benefici anche per banche, intermediari finanziari e asset manager che potrebbero infatti contare su afflussi importanti di nuove risorse legali da investire sui mercati e da immettere nel tessuto economico del nostro paese.
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